L'iPod uccide i dischi Salvate le copertine

Con l'avvento del cd si erano rimpicciolite, con la musica scaricata da internet le "cover" che hanno fatto la storia del rock e del pop sono romai destinate a scomparire del tutto. Ma ora un popolo di amatori si ribella

Tenetevi i vostri iPod. Mettete in fila i vostri cd. Scaricate pure da internet la musica che preferite, circolate come dei robot, con gli auricolari che trasmettono suoni, melodie, brani, mentre voi vi muovete come fantocci ubriachi, goffi, stupidotti, trastullatevi con l’iPhone controllati a distanza. Io non mollerò mai i vinili, siano 45 giri o 33, detti ellepì, una fetta di storia vera, grande e grandiosa, non tanto per la musica, quella esiste, resiste, non affonderà mai, a prescindere dalla formula di allestimento.

Dico delle copertine, dell’involucro, della busta, roba da collezionisti, memorabilia di arte, quadrati di pittura e di fotografia, oggetti di culto e di riflessione, puzzle di sogno e di gioco, miraggi di colore e calore. Le tecnologie hanno raffinato i suoni, soffiato sulla polvere, eliminato i fruscii, ridotti gli spazi, ampliati gli archivi (playlist), congelata l’atmosfera. E stracciata l’arte. Che farebbe oggi Andy Warhol? La sua «banana spelling» disegnata per i Velvet Underground non avrebbe domicilio, le altre sue sessanta idee pittoriche, grafiche, artistiche per la musica (dal Guglielmo Tell diretto da Arturo Toscanini!) oggi sarebbero asterischi, schizzi da lente di ingrandimento, ipotesi inutili per i navigatori in rete, per gli inquilini del cyberspazio che non hanno tempo, voglia, la carta va cestinata.

Chi ricorda la copertina The Wall dei Pink Floyd ? Peter Blake oggi è baronetto della regina ma, insieme con Jann Haworth, disegnò lo scrigno multifloreale di Sgt. Pepper’s Lonely Hearts club Band dei Beatles, con l’adunata di personaggi di ogni tipo, da Karl Marx in giù e i Fabs Four di cera. Il gioco comportava l’individuazione di tutte quelle facce, astruse. E qualcuno dei contemporanei iPodotati sa che Mario Schifano firmò per le Stelle di Mario Schifano band psichedelica, erano gli anni giusti, 1967, una copertina in trecento esemplari? E il pittore Paul Whitelead che si divertì con i Genesis e l’artista Andrea Pazienza con Roberto Vecchioni o Vaccari con Celentano? Potrei andare avanti con l’elenco, un corteo di nomi illustri per gli intenditori, sconosciuti per il popolo con l’auricolare incorporato, artisti offerti alla musica leggera, una pinacodiscoteca, un museo di copertine firmate, da collezione privata (ne esiste una maestosa in Toscana, di Alfonso Giannone, oltre mille e duecento pezzi, senza prezzo, davvero inestimabile), traccia cartacea di un passato ormai remoto, parentesi di un’epoca che cambiò le abitudini e i comportamenti, che servì al popolo dei musicofili, dei ragazzi yeyè ma anche del resto della cittadinanza che amava ballare, per conoscere, vedere in fotografia i loro idoli, per averli come coinquilini a sbafo, fossero Buscaglione o Vasso Ovale, Orbison o Franco IV e Franco I, la Baez e la Faithfull, sorridenti o pensierosi, da inseguire con la fantasia ma a volte, nei casi più fortunati, da seguire con il testo dei brani, mentre il vinile veniva posato sul giradischi. O finiva, la copertina, incollata (appesa con le puntine da disegno, per evitare strappi dolorosi) al muro della stanza da letto, cimelio, immagine sacra, magari con un angolo ripiegato, l’orecchia molliccia, da onorare prima, durante e dopo i compiti a casa. Romanticume di qualche anno fa, prima dell’avvento del computer con tutti gli annessi e i connessi. In Inghilterra se ne sono accorti con qualche mese di ritardo, in Italia è già in corso qualche tentativo di recupero del vinile con la sua bella copertina, insieme con i favolosi anni Sessanta.

Si ricercano artisti anche se i costi non sono previsti nei budget ristretti delle aziende discografiche, le spese di confezione del prodotto si sono abbassate sensibilmente, l’arte del disegno, della pittura, della fotografia non trova più posto; non ci sono più i giri di una volta, sedici, trentatré, quarantacinque, sembrano numeri da giocare al lotto. Ovviamente con la elle minuscola, per con scomodare Lorenzo, il pittore.