Lippi: «Anche noi con tre big in attacco»

nostro inviato a Glasgow

Che noiosi questi anglosassoni: sono ancora fermi al catenaccio. Così nel rapido incontro di Lippi con i giornalisti, la prima domanda sembra ripresa da un repertorio degli anni sessanta. «In Italia siete sempre fermi al catenaccio?» chiedono e Marcello, che sembra rivestito di buon umore e anche di pazienza, non prende cappello nè si scompone. Buon segno anche questo per il re dei permalosi. «Non trovo niente di offensivo nella citazione, queste sono le nostre radici, la tradizione calcistica italiana ma nel frattempo c’è stata una evoluzione» spiega. Già può sembrare quasi una provocazione al Ct che sposa deciso il tridente d’attacco schierandolo senza distinzioni, a San Siro e a Dublino, e invece niente. Placido Lippi accompagna per mano la sua Italia alle due sfide verso il mondiale (stasera e mercoledì prossimo in Bielorussia).
«Tutte le grandi nazionali giocano con tre campioni in attacco, dobbiamo abituarci anche noi» segnala ai suoi. «Se li lasciamo in avanti o se loro restano ad aspettar palla, è finita» ammonisce il trio boom-boom che questa volta è allestito dalla coppia Giardino-Vieri, ispirati da Totti al gran rientro in azzurro. «Non c’è bisogno di alcuna raccomandazione, ha cominciato alla grande stagione, è sereno, tranquillo, felice» sostiene sicuro il Ct che cancella velocemente anche un piccolo giallo sul conto di Vieri. Escluso dallo schieramento iniziale, secondo il sito federale, si temono complicazioni di natura fisica. «Bobo sta benissimo» informa Lippi e si smonta il caso. Con le tre punte Lippi e l’Italia pensano al mondiale, non solo alla qualificazione. «Vogliamo puntare a questo stile di gioco» ripete il Ct, «con dentro operai specializzati», e sembra parlare di Gattuso e Camoranesi, che sono i due bodygard di Pirlo, il regista promosso a pieni voti in centrocampo.