Lippi: «Ecco la verità su mio figlio e Cassano»

CONVINTO «Antonio? Un bravo ragazzo... Non spiego i perché della mia scelta per non scatenare polemiche»

Cassano no, Totti sì. E non solo: Amauri azzurro non troverà oppositori interni. Infine sul contratto: il suo, con la federcalcio, scade il 20 luglio. «Se dovessi perdere, mi massacrerebbero» la scontata previsione degna di un paese che «non coltiva la riconoscenza». Marcello Lippi non ha svelato segreti nell’intervista resa all’Espresso, anzi ha riconfermato, punto per punto, idee e scelte. «In tanti dicono che sono testardo e arrogante, il mio vero difetto è la coerenza, difendo le mie idee. Tifosi e giornali sono come i partiti politici: ognuno ha il suo candidato per la nazionale. E quando non do spiegazioni è perchè sono sicuro che costruirebbero sopra altre polemiche» la risposta generica.
Su Cassano, alla spiegazione solita, «vedo episodi brutti, gente che cerca di sobillare. A me dispiace molto per Cassano proprio perchè è un bravo ragazzo ma si è creata una situazione incredibile», si è aggiunto un particolare. Eccolo: «A “Striscia” si sono addirittura inventati che ce l’ho con Antonio perchè fuori di una discoteca avrebbe preso a pugni mio figlio Davide quando invece loro due sono sempre andati d’amore e d’accordo. Tutto ciò a me sembra molto squallido». Davide Lippi, in privato, ha infatti raccontato che dopo le prime convocazioni chiese spiegazioni al papà Ct della mancata presenza di Cassano. Il 19 giugno il pibe di Bari può sposarsi senza problemi. Lippi potrebbe farsi vivo con degli auguri anche se ammette «non vorrei essere travisato».
Totti invece ha un posto garantito, se dovesse restare quello ammirato col Bari. E non solo perchè ha fatto parte della spedizione tedesca, ma perchè l’Italia ha un disperato bisogno del suo talento. «Io e Francesco ci stimiamo reciprocamente. L’importante, ora, è che giochi con serenità» la frase di Lippi. Che tradotta vuol dire: se arriva forte e sano a fine maggio, il posto è suo. Porte aperte anche per Amauri, nonostante il fuoco di sbarramento interno. La frase, sull’argomento, è da comandante vero: «Pazzini oggi ha ragione perchè Amauri non è italiano. Quando lo diventerà, parlerò io e i giudizi cambieranno». I giudizi del gruppo, naturalmente. Non dei critici, pronti a impallinarlo.
Sul contratto il Ct ha le idee chiarissime. «Se perdo devo andarmene, se rivinco posso dettare le condizioni, anche economiche». Teoria che contrasta con quella di Abete. La federcalcio non può aspettare fino al 20 luglio per aprire la discussione sul futuro della panchina azzurra. Deve farlo prima del mondiale. Che Lippi lo voglia o no, deve parlare chiaro prima di Natale durante il viaggio in Sud-Africa per il sorteggio mondiale: e se Lippi ha promesso alla Juve che si trasferirà a Torino per dirigere l’area tecnica, non può giocare con le parole. O si dice pronto a fermarsi a Coverciano, oppure deve lasciare ad Abete mano libera per scegliere e trattare con l’eventuale sostituto. Prandelli è sempre il più gettonato, in proposito.
Difeso, infine, Mario Balotelli come fece anche nei confronti di Mourinho, qualche tempo fa. «Non sono sicuro che sia razzismo, c’è una corrente di antipatia, ovviamente da condannare, verso un giocatore di grandi qualità e dal temperamento combattente» la sua idea. Controcorrente, come al solito.