LIPPI: MARKETTE SENZA AUTOCRITICA

Intervistato da Piero Chiambretti nella puntata di mercoledì di Markette (La 7, ore 23,35), Claudio Lippi ha spiegato ancora una volta perchè ha abbandonato Buona Domenica sbattendo la porta, non sopportando il clima rissaiolo della trasmissione e l'impossibilità di far passare le sue idee nelle riunioni redazionali. E fin qui tutto bene. Lippi aveva tutto il diritto di uscire di scena (che nella vita comune si chiama: dare le dimissioni, usanza poco praticata in Italia) nel momento in cui si trovava a disagio in un programma che è effettivamene riuscito nel non facile compito di apparire come il peggiore di tutto il week end della tivù generalista. Fino all'anno scorso, perlomeno, il pomeriggio domenicale provocava un equanime sentimento di sconfortante pochezza in entrambi i contenitori che lo contraddistinguono, ossia Domenica In e Buona Domenica, accomunati da un malinconico «testa a testa» verso il peggio in cui non riuscivi a capire chi superasse l'altro. Quest'anno lo capisci subito, e non è qualcosa di cui un programma possa andare fiero. Assai meno condivisibile è stato il momento dell'intervista in cui Lippi, interrogato sul suo passato televisivo non certo adamantino, ha risposto di «esserne orgoglioso». I casi sono due: o c'era in quella risposta una venatura ironica che non si è colta, e in questo caso chiediamo venia e il discorso si potrebbe chiudere qui. Oppure, come sembra più probabile, la risposta non era affatto ironica ma alquanto stizzita. E allora il discorso si riapre inevitabilmente, perché farsi paladino della «buona televisione» senza aver fatto una salutare autocritica toglie forza e spessore alla presa di posizione di Lippi, che come si sa ha anche invitato il pubblico a spegnere per cinque minuti il televisore domenica prossima tra le 17,30 e le 17,35 in segno di protesta contro la tivù volgare. Senza una confessione magari sorridente e autosfottente sulle «malefatte televisive» da lui commesse in questi anni, a cominciare dalle esibizioni domenicali fantozziane in cui accettava di essere il punchball di chiunque, la sua campagna moralizzante lascia il tempo che trova, e suggerisce il sospetto che ad alimentarla sia soprattutto il desiderio di rifarsi una verginità televisiva benedetta mediaticamente. Per uscire con la necessaria ironia da questo equivoco Lippi potrebbe fare così: rinnovare l'invito al pubblico di spegnere la tivù per cinque minuti, dalle 17,30 alle 17,35 di domenica prossima. Poi chiamare la redazione di Blob, chiedere di mandare in onda nella stessa serata una sintesi filmata delle sue passate esibizioni domenicali e invitare gli spettatori a spegnere la tivù per altri cinque minuti durante la loro messa in onda, in segno di onesta par condicio.