Lippi mette l’Italia nel bunker Ora lo attaccano i fedeli di Fini

La tecnica è quella collaudata col mondiale di Germania. «Allora riuscimmo a trasformare i veleni in energie positive» la spiegazione didascalica di Lippi. È passato un quadriennio e il clima sembra essere lo stesso. Non ci sono più le ombre di “calciopoli” a rendere cupo e fosco il cielo sopra la Nazionale ma tre casi che possono egualmente avvelenarne l’esistenza prima del mondiale in Sud Africa. «Ho poche cose da dire e sono tutte su Italia-Svezia. Non mi interessa nulla di Cassano, Amauri e di tutte queste cavolate» la frase con cui Marcello Lippi ha cominciato nella sua Cesena (qui passò da allenatore all’alba degli anni Novanta) a costruire il bunker di cemento armato. Proverà ad asserragliarcisi dentro tenendo unito il gruppo che però qualche crepa comincia a mostrarla. Specie sulla vicenda Amauri, che ha tenuto banco, nonostante il catenaccio del viareggino, anche ieri.
Già, perché Cesare Maldini, ct ai tempi del dualismo Del Piero-Baggio, ha definito l’operazione «un azzardo», mentre Legrottaglie è intervenuto a favore del suo sodale in bianconero sostenendo che i gol del brasiliano «possono aiutare l’Italia al mondiale». A completare il dibattito, poteva mancare?, il suggerimento di Farefuturo che ha inviato una lettera aperta ad Amauri chiedendogli di pronunciarsi in modo pubblico sulla scelta della patria calcistica, «dica se si sente italiano o no». E l’attaccante ha risposto in modo indiretto: «Ho scelto un anno fa, quando ho deciso di chiedere il passaporto. E a Pazzini dico: io rispetto le sue opinioni, lui rispetti le mie». Perciò l’evento di questa sera, amichevole contro la Svezia ultima del 2009, può diventare l’occasione per Pazzini e gli azzurri prescelti di passare dalla teoria («non passi lo straniero») alla pratica. C’è un solo metodo sicuro, in queste diatribe, per imporre il proprio punto di vista: ricacciare indietro la sagoma del rivale a suon di gol. A Pescara, Pazzini l’ha solo sfiorato il sigillo. Ha fatto gol di mano, sulle prime ha pure festeggiato, quindi ha corretto il tiro ed è rientrato nei ranghi segnalando la propria infrazione, denunciata subito dagli olandesi. È vero, avrà al suo fianco l’“Italia due” ma potrebbe trarre dall’entusiasmo dello schieramento, e dal talento di qualche predestinato, lo slancio per salire alla ribalta come ha fatto con la Samp.
Lippi è rimasto dentro il bunker, ma il fiume in piena procurato da Cassano può esondare da un momento all’altro. Specie se si considera che sull’argomento spinoso, ieri si è schierato anche il Secolo d’Italia, con un pezzo a firma di un giornalista barese, Michele De Feudis, che ha messo Lippi, di dichiarate simpatie politiche a sinistra, nel mirino a causa dell’esclusione di Fantantonio. Il suo sosia, trasferito in azzurro, si chiama Candreva ed è destinato a ripetersi a miglior livello se vuole guadagnare da qui a giugno prossimo uno dei 23 posti in partenza per il Sud Africa. Candreva di Cassano ha solo il nome: si chiama Antonio pure lui ed è scortato dalla simpatia dei più oltre che dalla fiducia del ct deciso a riproporre il 4-3-3 che qualche soddisfazione in passato gli ha procurato.
Sedici, diciassette sono i posti già assegnati da Lippi. All’appello ne mancano perciò altri sei-sette che possono e devono venir ricavati da questo gruppo che preme alle spalle dei veterani. Maggio è il corrispettivo di Zaccardo ai mondiale di Germania. Da terzino, nella Samp prima e nel Napoli adesso, non ha mai giocato. Eppure Lippi ha sufficiente personalità per patrocinare l’esperimento che supplisce alla mancanza di altre candidature. Ultimo treno per Totò Di Natale, stella dell’Udinese. Nella fantasia popolare potrebbe togliere posto e spazio allo stesso Cassano che tornerà, questo è sicuro, a passeggiare stasera anche a Cesena. E non saranno cavolate.