Lippi in prestito a Sky «Punto su Vieri e Barça»

«Mi hanno cercato Turchia e Libia, ma mi interessa il grande calcio europeo Domenech? Non merita il posto che occupa»

da Milano

Marcello Lippi a Sky Sport, ma solo in prestito per un anno. Poi, il ritorno in panchina, magari in un grande club straniero. Alla presentazione della nuova stagione sportiva sulle reti di Murdoch, l’ex ct della nazionale chiarisce subito il suo nuovo ruolo in tv. «Mi occuperò esclusivamente di Champions League. Mi interessa il grande calcio europeo e con questa esperienza avrò l’occasione di tenermi aggiornato». Sì, perché Lippi di abbandonare una volta per tutte schemi e lavagnetta non se lo sogna nemmeno di notte. «Continuo a sentirmi un allenatore e in futuro farò l’allenatore», garantisce ai giornalisti.
Per tredici mesi si è divertito invece a fare il nonno. Eppure di offerte ne ha ricevute, anche se oggi si limita furbescamente a rivelare solo quelle meno importanti. «Mi hanno contattato per fare il selezionatore della Libia e poi della Turchia. Ma il mio futuro sarà nell’Europa che conta». Il tecnico campione del mondo non ha nulla del classico nonnino. Abbronzato, asciutto e in ottima forma, Lippi adatta il suo piglio da duro anche fuori dallo spogliatoio. E a chi gli chiede se è vero che da Sky riceverà 500mila euro, lui risponde così. «Io non l’ho mai detto. E comunque sono affari miei». Vero. In compenso promette che non sarà il solito opinionista. «Il mio compito sarà quello di trasmettere allo spettatore le sensazioni delle panchine, spiegando i motivi che spingono un allenatore a scegliere una fra le tre o quattro opzioni tattiche possibili in quel momento. Mai mi azzarderò a dire “io avrei fatto questo”».
Visto che di Champions League si occuperà durante tutto l’anno, Lippi non si sottrae ai pronostici. «Il Barcellona è il favorito numero uno, insieme naturalmente al Milan detentore del trofeo. I blaugrana hanno quei quattro là davanti che fanno paura e sono tutto tranne che un problema per Rijkaard. Poi occhio alle inglesi, nell’ordine Chelsea, Manchester United e Liverpool». E le altre italiane? «Anche solo per tifo patriottico le metto sempre ai primi posti: la Roma ha fatto acquisti mirati e all’Inter non manca nulla. Anche se per esperienza consiglio ai nerazzurri di puntare a tutto per arrivare a vincere qualcosa. So che non è facile dopo due scudetti consecutivi concentrarsi anche in campionato». Campionato che registra il ritorno di tanti protagonisti smarriti (Juventus in testa) e che partirà senza Materazzi, infortunatosi l’altra sera in Ungheria. Lippi non dimentica il passato, il mondiale, i due gol decisivi segnati da Matrix in Germania. «Ho chiamato Marco stamattina (ieri per chi legge, ndr), ma ha il telefono spento. Speriamo stia meglio». Parole al miele per Cassano, scappato dal Real Madrid e pronto a rinascere a Genova, sponda blucerchiata, là dove giocò anche lui per dieci anni dal 1970 al 1980. «La Sampdoria è un club che mi sembra fatto su misura per lui. Lì troverà un clima tranquillo, sereno, dove poter dimostrare tutto il suo talento. Dipenderà molto da lui, però». È l’ultima spiaggia per il barese? «No, certo che no. Solo un’occasione da sfruttare per rilanciare la sua carriera». Se quella a Cassano è una carezza, quella a Vieri è un’ode d’amore. Bobo alla Fiorentina è infatti la grande scommessa di Lippi per la prossima serie A. «Se lo conosco bene so che a Firenze sarà molto stimolato. Mi aspetto una grande annata da lui. Vedrete».
I talenti in fuga dall’Italia, invece, non preoccupano l’ex ct azzurro. «È del tutto normale. Trovo positivo che i nostri giocatori interessino ai club stranieri e vadano all’estero. Significa che valgono. Noi abbiamo sempre seguito i giovani degli altri Paesi. L’ultimo esempio è Pato al Milan, il miglior affare di questo calciomercato». Intanto senza Lippi la nazionale zoppica. E perde (male) pure in Ungheria. «Non ho visto la partita e non esprimo giudizi. Ma ricordatevi che questo gruppo esce fuori nei momenti che contano». Germania 2006 docet. Ma l’8 settembre a San Siro il suo erede Donadoni si gioca una grossa fetta della sua credibilità in azzurro. «Sarà una partita meravigliosa tra due squadre che lavorano benissimo e non a caso sono arrivate in finale ai mondiali». Peccato per un neo. Quel Domenech seduto sulla panchina francese che non risparmia accuse agli italiani. «Italia e Francia sono due gruppi di alto livello, ma non tutti meritano di essere lì. A chi mi riferisco? Fate voi». Un indovinello sin troppo facile.