Lippi riprova con Toni ma mette un po’ di Pepe

Dove sono finiti i campioni del mondo? Il ct miscela rampanti rincalzi e titolari doc stasera contro la Bulgaria. Resistono Cannavaro e Gattuso. L’ala dell’Udinese dimostra la bontà della scuola dei friulani

Sofia - Rifondazione dell'Italia mondiale, atto primo. Va in onda questa sera a Sofia ed è solo in parte scelta convinta del ct Marcello Lippi, puntuale col piano esposto a ferragosto quando di fatto tornò sulla sua panchina mettendo fine alla parentesi Donadoni. Per il resto è responsabilità diretta dell'epidemia muscolare abbattutasi sul gruppo della Nazionale rimasto senza nove esponenti, tra titolari conclamati e rampanti rincalzi. Il plotone dei «rimasti a casa» parte dal portierone Buffon e si esaurisce con l'attaccante Iaquinta, sempre Juve, martoriata a causa della contemporanea assenza di Camoranesi e Legrottaglie, passando attraverso Pirlo, Grosso, Materazzi, Cassetti e Palombo senza risparmiare una sola delle grandi alle prese con un tormentato avvio di stagione. E allora via alla rifondazione azzurra attraverso scelte inevitabili (Amelia vice Buffon), talune condivise (De Rossi confermato nell'incarico di regista del centrocampo), una sola chiacchierata (la rinuncia a Cassano) e che sa di pregiudizio personale verso il barese protagonista di una striscia di performances da dieci e lode.

La Bulgaria (posizione numero 15 nella classifica Fifa, un solo punto nel girone nella sfida inaugurale col Montenegro) è forse il banco di prova ideale per dare un'occhiata dietro le quinte dell'Italia di Berlino, valutarne lo spessore, indovinarne il futuro. Nuovi cavalieri crescono, verrebbe da dire segnalando per esempio la conferma di Dossena, sentinella dell'argine sinistro difensivo oppure prendendo atto della decisione, coraggiosa ed attraente, di procedere al debutto di Simone Pepe, romano dei castelli, 25 anni appena compiuti, ala tuttofare dell'Udinese, diventata una fabbrichetta utile per la Nazionale (tra vecchi e nuovi se ne contano addirittura quattro a testimonianza solenne dell'ottimo lavoro compiuto dai tecnici di casa Pozzo). «Dobbiamo creare l'alchimia giusta tra veterani e non» spiega euforico Marcello Lippi nel primo giorno della settimana in cui è possibile discutere, a tempo pieno, del lavoro svolto a Coverciano. Merito esclusivo del clima registrato, «voglia e partecipazione fanno ben sperare» è la sintesi del ct di buon umore come gli succede quando s'accorge di essere seguito dai suoi prodi. «Gli anziani vengono ascoltati dai giovani come oracoli perché hanno conservato nel tempo due qualità, umiltà e semplicità ed è un messaggio fantastico» chiosa Lippi, osservatore interessato di questa mutazione genetica che avviene nelle viscere della sua Italia, i mondialisti che si mescolano con i loro eredi dichiarati in perfetta armonia. Senza lasciarsi contagiare dalle invidiuzze, abbattendo gli steccati che separano spesso gruppi di diversa estrazione e generazione. Perciò Lippi punta per la terza volta consecutiva sullo stesso schieramento diventato un marchio di fabbrica: attacco a tre punte, una boa centrale più due ali disposte al sacrificio, su e giù lungo il binario rispettivo.

Perdere per strada campioni del calibro di Buffon, Pirlo, Camoranesi, Grosso, persino per il calcio italiano (a proposito, grazie ai successi su Cipro e Georgia conserva il secondo posto dietro la Spagna), non è un semplice contrattempo. È possibile infatti misurare l'affidabilità di Amelia, sempre molto discusso anche a Palermo (vogliamo rivedere il gol preso da Del Piero su punizione?) e controllare da vicino la crescita di Chiellini, uno dei sicuri pilastri di Sud-Africa 2010. Per fortuna di Lippi resistono al suo fianco gladiatori dalla corazza d'acciaio, Cannavaro e Gattuso per fare qualche nome significativo. E con loro difende la candidatura di Toni, descritto in declino fisico e non solo, dalle cronache del Bayern, partito col piede sbagliato in Bundesliga. «Non sempre dipende dal diretto interessato, a volte è responsabilità del resto della squadra» la sua convinta difesa del perticone modenese rimasto a secco di gol in azzurro, nonostante le apparizioni di Larnaca e Udine, censurate dalla critica e a cui l'interessato replicò con quella denuncia («mi fischiano e mi attaccano perché gioco all'estero») sinceramente strampalata. La Bulgaria ha un bel diamante in attacco, Dimitar Berbatov, e una organizzazione difensiva incerta: troppo poco per togliere il sonno agli azzurri. L'ultimo precedente è datato giugno 2004: segnò l'addio del Trap e l'avvento del primo Lippi. Tutto si ritrova, nel calcio come nella vita.