Lippi riscopre la vecchia Italia «Ho ritrovato Del Piero e Vieri»

«Alex ha creato almeno quattro palle-gol. Bobo ha qualche chilo in meno e tanta voglia in più»

Marcello Di Dio

nostro inviato a Dublino

La ritrovata verve fisica di Vieri, un Del Piero vecchio stile. Entrambi riguadagnano punti nel borsino azzurro, dopo che a Dublino sono stati ottimi compagni di reparto per Gilardino, il futuro prossimo dell’attacco azzurro che parla di «rivalità sana con Bobo nel Milan e in nazionale». Sotto il cielo d’Irlanda l’Italia, alla ricerca dell’assetto ideale, riscopre il tridente con protagonisti importanti, in attesa del rientro di Totti, di Camoranesi e, chissà, di Cassano («quando avrà risolto i suoi problemi lo richiamerò, ma io tra giocatore e società non entro», precisa Lippi).
Nessuna assicurazione per il futuro, dunque, ma Vieri e Del Piero - 114 presenze in due in azzurro - incassano una promozione al rango di prime alternative possibili. Come possibile è la ripetizione della formula-tridente (alla vigilia del match nemmeno nominata, poi invece elogiata dal ct). «I tre attaccanti, per come si sono messi in campo e poi mossi, mi sono piaciuti molto», l’ammissione di Lippi. Che venerdì scorso, quando ha stilato la lista dei convocati, aveva una formazione in testa. «Ma poi ho perso un giocatore quasi ogni sei ore...». Da qui la scelta di stravolgere il progetto originario per Dublino - due punte con Totti trequartista - per l’improvviso forfeit del romanista.
Ed ecco la soluzione dei due centravanti con Del Piero a supporto a sinistra. «Vieri si è mosso bene, ha qualche chilo in meno e tanta voglia in più. Del Piero? Gli ho dato la maglia numero dieci, mi sembrava la cosa più naturale. Non sapevo che non l’aveva più voluta dopo l’episodio con la Repubblica Ceca (quando Trap lo voleva vice-Totti nel 2002 a Praga nell’amichevole premondiale, ndr). La serata è stata una bella iniezione di fiducia per lui, ma anche lui ne ha data molta alla squadra. Avete visto quanti assist? Io ne ho contati almeno quattro. E tutti dicevano che non l’avrei più chiamato in nazionale...». Invece, con il ritorno nella posizione di sinistra come nella prima Juve (con Vialli e Ravanelli), Alex si candida a creare imbarazzo al ct. Tentato dal ripetere l’esperimento tridente. «Per Glasgow decideremo più avanti. Abbiamo trenta giocatori bravi, se 25 diventano un gruppo diventiamo una squadra forte. L’ossatura è quella, poi anche i tre davanti possono cambiare».
Intanto giudica con soddisfazione la trasferta irlandese. «Sono contento, ma senza enfasi, di come l’Italia ha ripreso il cammino. Ho visto lo spirito giusto, la voglia di aiutarsi e una discreta personalità in campo pur essendo consapevoli dei limiti atletici del momento. Avevamo scelto l’Irlanda perché ha caratteristiche simili alla Scozia. E la serata di Dublino ci ha fornito indicazioni precise, con la Scozia poi avremo qualche partita in più sulle gambe». Inutile quindi buttare la croce addosso a Zaccardo, forse emozionato per il quasi esordio. «Il suo problema era Duff, il più forte irlandese in campo. Chiunque l’avesse marcato, avrebbe sofferto. Mi è piaciuta molto la sua reazione, è cresciuto progressivamente nella ripresa». In chiusura gli elogi per Flavio Roma, che ha avuto la responsabilità di sostituire Buffon («ha fatto parate molto più importanti di quel che sembra, è un portiere non spettacolare ma che mi dà fiducia, gli piacciono le giocate semplici e mi ricorda Giovanni Galli»). E gli auguri di pronta guarigione al portiere juventino. «Gli mando a nome di tutti un abbraccio fortissimo, il suo “in bocca al lupo” ha fatto molto piacere ai ragazzi».