Lippi scatena la nuova Italia "Il gruppo migliore al mondo"

"Non sarà facile vincere a Glasgow, ma prima di Berlino abbiamo dato una lezione all’Olanda e alla Germania"

Caro Lippi, ha letto del Fifa World Player senza Ibrahimovic e Totti?
«Rispetto alla mia esperienza di giurato è cambiato lo scenario. Ai miei tempi sceglievo chi volevo e non dentro una lista. Perciò rispondo così: se ct e capitani avessero votato senza vincoli, Ibrahimovic e Totti ci sarebbero stati».

Va a finire che il Pallone d’oro, assegnato dai giornalisti, diventa più attendibile...
«L’orientamento è scontato, ma anche qui dico la mia».

Prego...
«Tutti dicono Kakà e non sbagliano. Io dico che al mondo ce ne sono due che meritano quel premio, uno al pari dell’altro, senza distinguo di alcun genere. Uno è Kakà, l’altro è Pirlo. Hanno entrambi le stesse caratteristiche: classe, fantasia, genialità. Hanno entrambi vinto gli stessi trofei ma con una differenza. Che Pirlo ha un mondiale in bacheca, un trofeo discreto».

Forse è il caso di aspettare Glasgow o no?
«Vincere da quelle parti non è facile. Non è mai successo prima. Nel frattempo il calcio scozzese ha fatto progressi vistosi: i Rangers che stravincono a Lione e il Celtic che piega il Milan non sono risultati episodici. Anche perché quella nazionale ha battuto due volte la Francia».

A lei come andò?
«Soffrimmo per portare a casa il meritato 1 a 1. Andammo sotto, giocammo bene, rimontammo alla fine con Grosso. Fu l’unico pareggio, alla fine del girone».

Cosa accadrà a Donadoni?
«Non vorrei parlare del presente, non mi piacciono i polveroni. È successo che sabato ho risposto ad alcuni messaggi con un banale “mai dire mai” ed è venuto fuori il finimondo. E non mi va di interferire nel lavoro di Donadoni e dei suoi. E sa perché?»

Qualcuno in federcalcio si è lamentato...
«No, perché ho grande fiducia in quel gruppo. Ha sbagliato una sola partita, la prima, arrivata in un momento di transizione e di grande entusiasmo, dopo il titolo vinto. Ci può stare perdere in Francia. Non solo. Ma aggiungo un’altra considerazione. Voi date per scontato un risultato che scontato non è. E cioè che la Scozia vada a vincere in Georgia, a Tblisi».

Perché il calcio italiano dovrebbe farcela?
«Perché il movimento è sano, ha espresso a livello giovanile nuovi talenti come dimostra l’under 21, una della migliori al mondo: ci sono talenti che crescono e spingono per farsi avanti, tipo Montolivo».

Si dice anche: nelle difficoltà il calciatore italiano offre il meglio.
«Vero ma ricordo che nei due anni prima di Berlino la mia nazionale ha fatto cose importanti: una lezione all’Olanda in casa sua, una batosta alla Germania a Firenze. Non siamo spuntati dal nulla».

Blatter chiede 5 indigeni su 11...
«Capisco che intervengono difficoltà politiche ma sul piano tecnico è molto ragionevole andare verso questo obiettivo».

Lo sa che l’idea non piace all’Inter?
«Si attrezzerà per tempo. Nel frattempo mi pare che non se la passi affatto male: ha forza, fisico, tecnica e organico super. Riesce a vincere anche quando non ha il meglio a disposizione. Cosa volete di più?».

Il resto della concorrenza non regge granché...
«E invece no. La Roma ha confermato qualità del gioco e personalità, il Milan si riprenderà presto e tornerà, con Ronaldo, protagonista. Poi c’è la Fiorentina che insegue un progetto ambizioso e non dimentico la Juve che ha fatto un affarone».

Quale, scusi?
«Iaquinta. E non lo dico perché l’ho portato io in azzurro. È un calciatore polivalente, completa un reparto, è dotato di velocità unica, è forte di testa. La Juve lo può solo migliorare. Aspetterei a dare per flop Tiago, vedrete quando ingrana».

Riconosce Grosso dopo l’esodo in Francia?
«Sono partiti in tanti, anche Toni e Rossi, sono i nostri tempi. E credo che non sia un modo di disperdere il patrimonio».

Cosa pensa della sceneggiata di Dida?
«Un minuto dopo si è reso conto d’aver sbagliato».

Ha visto Pato in azione?
«Solo in tv ma ho parlato con i suoi compagni e me ne dicono un gran bene».

Occhio agli altri gironi: cosa la colpisce di più?
«Il gran lavoro della Germania: ha ringiovanito, ha fatto a meno di Ballack, si è già qualificata. Sul resto poco da dire. Tranne le difficoltà dell’Olanda».