Lippi: «Sono fiero di questa difesa d’acciaio»

«Totti fuori perché era stanco. Il rigore deve riaccendergli la scintilla. Ci serve»

Gian Piero Scevola

Ad affrontare l’Italia nei quarti sarà l’Ucraina che l’ha spuntata 3-0 ai rigori sulla Svizzera. Doveva uscire da Colonia l’avversario degli azzurri tra due squadre che, ironia della sorte, l’Italia aveva affrontato in amichevole pochi giorni prima dei mondiali: il 31 maggio a Ginevra la Svizzera ci aveva imposto l’1-1 facendoci soffrire non poco; due giorni dopo a Losanna con gli ucraini, privi di Shevchenko, ne era uscito un deludente pareggio senza reti. Non dovrebbe avere troppe preoccupazioni Marcelli Lippi, perchè l’impressione data dall’Ucraina è quella di una squadra si in salute, ma priva di quella pericolosità offensiva necessaria per perforare una difesa di ferro come quella azzurra.
Un pezzo di storia è comunque passato da Colonia perchè l’Ucraina, alla sua prima apparizione nelle fasi finali, è arrivata ai quarti. Quanto alla Svizzera aveva da esorcizzare la maledizione del 26 giugno, una data nefasta che, in due precedenti mondiali, l’aveva vista soccombere nel 1954 5-7 contro l’Austria e a Usa ’94 0-2 contro la Colombia. Un vecchio adagio dice: non c’è due senza tre e ieri c’è stata la conferma. Con la Svizzera che torna a casa senza aver subito un solo gol nelle 4 partite giocate e anche questo è un record.
Equilibrato il primo tempo con Yakin che al 7’ cerca il tiro dalla lunga distanza, parato facilmente da Shokovsky. Si ripete alla grande il portiere ucraino quando, al 13’, una leggerezza di Tymoshchuk innesta il gran tiro di Wicky e la deviazione in angolo è da applauso. Occasionissima per l’Ucraina al 20’: punizione di Kalinichenko, tuffo raso terra di Sheva che di testa incorna e spedisce il pallone contro la traversa. Immediata reazione della Svizzera tre minuti dopo: Shelayev ferma irregolarmente Barnetta, punizione da fuori area e il destro micidiale di Frei che manda il pallone contro la traversa, con Shovkovsky immobile come una statua. Altra occasione, per l’Ucraina questa volta, nei secondi finali con Shelayev che per due volte ci prova ma manda alto in mischia dal limite.
La ripresa vede l’Ucraina con un Vorin tarantolato: al minuto uno manda fuori di testa e al 7’ costringe Zuberbueheler a parare a terra. Protesta invece Shevchenko al 13’ quando una sua punizione dal limite viene deviato da un gomito galeotto in barriera. Ancora Sheva in evidenza al 22’ con una gran botta fuori di poco e un colpo di testa di Gusin su angolo che fa venire i brividi al popolo svizzero sugli spalti. Poi si fa sentire la paura di sbagliare, le squadre cercano di offendere ma, soprattutto, di non farsi offendere quando il pallone è tra i piedi degli avversari. E lo spettro dei prolungamenti arriva; dal 2004 non c’è più il golden gol o il silver gol e trenta minuti in più non potranno non farsi sentire nelle gambe nella partita di venerdì con gli azzurri.
Blokhin butta nella mischia Rebrov, il gemello di Shevchenko, fino ad allora tenuto in panchina, ma la buona occasione capita alla Svizzera al 7’ con una punizione dal limite che Frei spedisce però sciaguratamente contro la barriera. Al 10’ ci prova Vogel, ma Shovkovsky para a terra. Poi la lotteria dei rigori premia l’Ucraina, Sheva sbaglia il suo ma gli svizzeri ne sbagliano tre su tre.