Lippi stecca la prima: l’Austria ci regala il pari

Il secondo esordio azzurro del ct mondiale rischia di finire come il primo: con una sconfitta. Da rivedere la vecchia guardia. Promossi Di Natale, De Rossi e pochi altri. Gattuso esce per infortunio

Nizza - Se conta la scaramanzia, allora Lippi può stappare una bottiglia di rosè. Nell'agosto di tre anni prima, al debutto in Islanda, l'Italia del ct poi campione del mondo rimediò una scomoda sconfitta (0 a 2). Se conta il resto, tutto il resto tranne il risultato, forse è il caso di fare qualche riflessione sulla condizione complessiva del calcio italiano. E di rivedere alcuni giudizi sul conto dei mondialisti, considerati fin qui degli intoccabili.
E non è solo una questione di forma.

Per esempio Del Piero che luccica nella Juventus in Champions league, da queste parti risulta un neon fulminato. Ma non è il solo. Perciò è bene incassare il 2 a 2 e ripensare a una Italia meno tedesca e magari più pimpante, con maggiori motivazioni. L'elenco delle prove da censurare comincia con Alex ma finisce anche con Gattuso e Gilardino, ancora al di sotto dello standard tradizionale.
Lenta, macchinosa e scontata la prima Italia di Lippi, ieri sera a Nizza giunto alla panchina azzurra numero 30. Resa ancor più irriconoscibile dai «buchi» di una difesa allestita alla meglio e semplicemente inguardabile oltre che dagli errori di mira del solito Gilardino, tornato in versione milanista dalle parti di Manninger e a bersaglio sul gong dell'intervallo, golletto di pancia su delizioso assist di Di Natale. In verità non giovano alla causa del debutto del nuovo-vecchio corso neanche i contributi di Del Piero, opaco tutte le volte che gli tocca vestire la maglia azzurra e non solo per i dribbling non riusciti o per la posizione da attaccante laterale, non gradita. È come se entrasse in un tunnel buio tutte le volte che la patria lo reclama a viva voce.

Più agile e determinata, la seconda Italia, assemblata nella ripresa con quattro interventi dalla panchina (uno solo, Perrotta per Gattuso, dovuto all'infortunio del milanista, colpito alla spalla destra) che ne modificano il dna oltre che le caratteristiche fisiche. Dossena, Aquilani e Legrottaglie (al posto dell'acerbo e incerto Bonera) rinfrescano i ranghi, praticano una velocità decente e organizzano un piccolo assedio nella metà campo dell'Austria.

A proposito: il ct Bruckner in poche settimane è capace di presentare una nazionale dignitosa, avvitata su un centravanti, Janko, classe '83 del Salisburgo, del quale sentiremo parlare prossimamente. I due sigilli austriaci sono frutto di concessioni difensive azzurre preoccupanti: sul primo scivola Zambrotta, sul secondo Barzagli si lascia stregare da Janko. Il centrocampo romanista della seconda frazione sbuffa e spinge meglio senza avere le geometrie di Pirlo ma forse è quel di cui c'è bisogno per rimettere in sesto il risultato, peraltro sistemato sul 2 a 2 da quel gentiluomo di Ozcan, portiere austriaco subentrato a Manninger. Di questa seconda leva da segnalare la gamba di Dossena, rifocillato dal trasferimento al Liverpool: dalla sua parte il gioco decolla molto meglio, grazie pure all'opera di cesello di Di Natale. Altro appunto relativo a De Rossi: molto meglio da centrale e leader del gioco che sostegno laterale di Pirlo. Ha meno fantasia ma più nerbo.

La conclusione, banale ma contabile della serata, è la seguente: scadente la prima Nazionale, appena sufficiente la seconda. Per meritarsi il Sud Africa nel 2010 c'è bisogno di altro. E forse anche di guardarsi in giro per reclutare qualche difensore affidabile da schierare dietro i «tedeschi». Altrimenti tocca augurare lunga vita ai senatori Cannavaro e Materazzi.