Lippi tornerà alla Juve? Ecco cosa dice Elkann: «Ci è vicino da sempre»

Messi in riga Ranieri e la squadra, un atto di fede nei confronti di Jean Claude Blanc, un dico-non dico su Lippi. John Elkann ha trovato il modo migliore per mandare del tutto fuori giri il mondo Juve. Il nonno, l’Avvocato per intendersi, non avrebbe certo banalizzato, ma messo a tacere dubbi e contestazioni. Lui, forse, farà soprattutto rumore. Questione di esperienza e di appeal. Il giovane presidente di Exor, il gruppo che controlla la Juve, e azionista di riferimento della società, ieri è sceso in campo dopo aver visto, ascoltato e magari preso nota dello striscione esposto dai tifosi a beneficio dei partecipanti all’assemblea: «Proprietà assente, dirigenti incompetenti, rivogliamo la nostra Juve». Suvvia, ammettiamolo, le idee non sono tutte da buttare. Probabilmente Elkann è più padrone che amante di questa Juve e qualcosa gli è fuggito. Diretto, perfin brutale, nell’indicare la via ad allenatore e giocatori in nome di una «delusione» che non si può nascondere. La parola è affiorata subito ed anche la ricetta: «Più che parlare, tecnico e calciatori, soprattutto quelli di maggiore spicco, devono riuscire a vincere nelle prossime partite». E se Blanc ha provato a confermare Ranieri anche per la prossima stagione, Elkann è stato altrettanto chiaro nel far intendere che la separazione è più vicina. «I bilanci si fanno all fine. Poi si vedrà». Non è un esonero, ma neppure un attestato di stima soprattutto se sommiamo quel dico-non dico sul pasticciaccio che ha messo questa Juve nell’angolo: l’incontro tra Lippi e Blanc. Ci sarebbe stato da prendere per le orecchie l’amministratore delegato ed invece Elkann lo ha ufficialmente difeso. «A questi livelli di professionismo non sono ragioni sufficienti per non vincere». Perfetto se il calcio fosse uno sport esatto. Ma non lo è. Il pallone non è un cronometro. E il pubblico bianconero ha intuito i limiti managerial-sportivi della società. Che invece il padrone difende con rocciosa convinzione. «L’attuale assetto ha tutte le possibilità per vincere e Blanc ha fatto un buon lavoro. Noi siamo vicini al club come tifo, ma nei piani non c’è un impegno diretto nel Cda».
L’effetto Lippi, per ora, ha fatto solo danni. Chissà quanti avrebbero cercato di seminare un po’ di fumo. Invece Elkann ha preferito l’arrosto. Sempre che non diventi un bruciato. «Lippi è vicino alla Juve, lo è sempre stato. Ma adesso lasciamolo lavorare». Non è difficile intendere il seguito. Anche se la frase «lasciamolo lavorare» sarebbe stata più indicata per Ranieri, che non si trova proprio in una situazione idilliaca. Ma l’azionista di riferimento, pure in questo caso, non è stato morbido: «La squadra la conoscete, i giocatori pure: cerchino di vincere le ultime cinque partite». No, nella Juve non c’è spazio per il vittimismo. Forse non ce n’è più per Ranieri. Ma nemmeno per spese folli e squadre supercostose.
Questa Juve sarà un’azienda più che mai. Elkann è stato chiarissimo: «La Juve è una società che possediamo da anni. Abbiamo iniziato un percorso tre anni fa, quello di cercare di ottenere un calcio sostenibile, cioè raggiungere risultati sportivi compatibili con vincoli economici e finanziari. Se riusciremo, saranno soddisfatti azionisti e tifosi». Analisi perfetta, ma se i tifosi urlano «ridateci la nostra Juve» non sorge qualche dubbio? Una società di calcio è un’azienda necessariamente imperfetta. E talvolta buon senso, esperienza e conoscenza tecnica contano più dei numeri.