L'Iran attacca i sauditi: servi Usa, tradite l'islam

Un nuovo capitolo dell'acceso confronto regionale tra la Persia sciita e l'Arabia sunnita alleata con Washington. Il presidente del parlamento iraniano Larijani: "L'Arabia sacrifica la cooperazione islamica in favore dell'avventurismo americano"

L'Arabia Saudita «sacrifica la cooperazione islamica in favore dell'avventurismo» degli Stati Uniti. Il duro attacco lanciato oggi dal presidente del Parlamento iraniano Ali Larijani è il segno di una crescente tensione fra Teheran e Riad, causata in particolare dal programma nucleare della Repubblica islamica, dopo la recente visita della segretaria di Stato americana Hillary Clinton nel regno saudita. Le difficoltà nei rapporti bilaterali tra i due pesi massimi della regione, l'Arabia Saudita sunnita e l'Iran sciita, non rappresentano certo una novità. Ma che si siano fatti più tesi nelle ultime settimane è testimoniato anche dal singolare annuncio di un generale di Teheran che ha deciso di cambiare il suo nome, Faisal, comune nella famiglia regnante in Arabia Saudita, in segno di protesta per quello che ha chiamato «il tradimento dell'islam» da parte di Riad.
Mentre il mondo occidentale preme sull'acceleratore per nuove sanzioni contro l'Iran per il suo programma di arricchimento dell'uranio, temendo che l'obiettivo sia quello di costruire ordigni nucleari, Riad si è mostrata scettica durante la visita della Clinton, all'inizio di questa settimana. E il ministro degli Esteri, Saud al-Faisal, ha chiesto piuttosto «soluzioni immediate» contro quella che ha giudicato la «minaccia» del grande vicino. «Non vogliamo un raid militare», ha poi precisato un funzionario del ministero degli Esteri saudita, giudicando piuttosto che gli Usa dovrebbero convincere Israele a fare concessioni per una svolta di pace sul fronte palestinese. Ma evidentemente Teheran non ha preso bene le parole di al-Faisal.
«Perchè avete legato la vostra dignità al chiasso fatto dagli americani dalla lingua lunga?», ha detto Larijani, rivolgendosi implicitamente all'Arabia Saudita. «Voi sacrificate la cooperazione islamica - ha aggiunto - per l'avventurismo di un Paese che in questa regione è alla ricerca di un pretesto per salvarsi dalla palude dei suoi errori in Afghanistan, Iraq, Palestina e Libano». A dividere Iran e Arabia Saudita sono state in passato anche questioni di carattere religioso e la rispettiva, contrapposta influenza nel vicino Iraq. Lo ha ricordato il generale iraniano Mir Faisal Baqerzadeh nell'annunciare la decisione di cambiare il suo nome in Seyed Mohammad Baqerzadeh. In una lettera «alla nazione iraniana», di cui riferisce l'agenzia Fars, Baqerzadeh ha accusato la famiglia regnante al-Saud di «promuovere e sostenere la falsa setta ortodossa del wahhabismo, distruggere i sacri luoghi della Mecca e della Medina e cercare di distruggere i luoghi sacri sciiti in Iraq».
Baqerzadeh, responsabile della fondazione incaricata di tenere vivo il ricordo della guerra contro l'Iraq di Saddam Hussein (1980-1988), ha inoltre accusato la casa regnante saudita di avere «tradito i popoli oppressi della Palestina e di Gaza».