L'Iran ha espulso Solinas, inviato del Giornale

Stenio Solinas, inviato del <em>Giornale, </em>un mese fa è stato espulso dall'Iran per non essere &quot;in possesso di un valido visto giornalistico&quot; e per &quot;aver scritto articoli prevenuti&quot;. Lo ha riferito l’agenzia iraniana Fars citando Mohsen Moghadaszadeh

Teheran - Per non essere "in possesso di un valido visto giornalistico" e per "aver scritto articoli prevenuti". Sono queste le motivazioni ufficiali con cui è stato espulso dall'Iran Stenio Solinas, inviato del Giornale, è stato espulso dall'Iran i primi di febbraio. Lo ha riferito l’agenzia iraniana Fars citando Mohsen Moghadaszadeh, direttore del settore stampa straniera del ministero della Cultura. Solinas era in Iran per compiere un reportage in occasione del trentesimo anniversario della Rivoluzione Islamica di Khomeini.

L'espulsione di Solinas Il reportage di Stenio Solinas dall’Iran era durato pochissimi giorni: arrivato a Teheran all’inizio dell’ultima settimana di gennaio al giornalista venne comunicata l’espulsione la domenica successiva, 1 febbraio, e fu costretto a ripartire la mattina del lunedì, arrivando nel pomeriggio in italia. Mentre era in Iran Il Giornale ha pubblicato il 29 gennaio un suo pezzo dal titolo "Teheran, un picnic sulla tomba di Khomeini". Lo stesso giornalista racconterà poi nell’articolo: "Io, espulso dagli ayatollah perché 'non gradito alla Rivoluzione' che il governo iraniano mi ha convocato negli uffici di polizia della Valiase Avenue e dopo un’amabile e un pò ripetitiva conversazione-interrogatorio sulle ragioni della mia presenza mi ha fatto capire che quest’ultima non era più gradita e mi ha imbarcato sul primo aereo utile". Oggi la motivazione ufficiale della decisione del governo di Teheran.

Solinas: "Ho fatto solo il giornalista" Solinas era in Iran "per raccontare il trentennale della Rivoluzione Islamica, avevo deciso di entrare in Iran con un visto turistico, per ragioni di tempo e perchè ti evita una serie di problemi", aggiunge il giornalista. "Ma mentre ero in giro nel paese, è uscito il primo pezzo del mio reportage, così al mio ritorno a Teheran mi hanno sequestrato il passaporto in albergo e sono stato portato in un ufficio di polizia. Tuttavia è stato un colloquio privo di senso, perchè la mia espulsione era già stata decisa e poi perchè i due poliziotti che mi hanno interrogato non avevano neppure letto il mio articolo".

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