La lirica greca in versione multimediale

Una lettura pubblica in versi è di per sé cosa coraggiosa, se poi le poesie in questione non sono recitate in italiano, ma in greco antico, il coraggio si tramuta in sfida. L'idea è del professor Franco Sanna, per anni docente al liceo Beccaria di Milano e oggi impegnato all'università statale nel difficile compito di conciliare nuove tecnologie e lingue «morte» in laboratori pensati per i professori di domani.
A dimostrazione che non si tratta di un binomio impossibile, né tanto meno rivolto a pochi eletti, Franco Sanna inaugura lunedì pomeriggio nella Mediateca di via Moscova 28 il secondo ciclo di letture multimediali dedicate ai grandi classici (ore 18.30, ingresso libero). Dopo il successo della prima rassegna, incentrata sulla poesia latina da Lucrezio a Orazio, proporrà al pubblico versi greci risalenti addirittura al settimo secolo prima di Cristo che conservano immutato il loro fascino: le poesie di Saffo, la poetessa di Lesbo che si struggeva di passione, le liriche allegre di Alceo, i drammi di Archiloco e di Tirteo e poi ancora le raffinatezze di Mimnermo o di Solone, attenti a convincere i loro concittadini sul proprio operato al governo. Una selezione dei più belli versi della lirica greca antica sarà letta in edizione originale dal professor Sanna mentre alle sue spalle, in sincronia con i versi, sarà proiettata su uno schermo la traduzione in italiano, accompagnata da immagini che costituiscono una sorta di commento grafico al testo.
«La nostra proposta vuole differenziarsi dalle tante e valide iniziative di accostamento ai classici che stanno nascendo a Milano per la scelta di usare la lingua originale», spiega Sanna convinto che troppo spesso le lingue classiche siano intese come meri coacervi di regole da imparare a memoria (ma da dimenticare non appena si è terminato il liceo). Tante invece sono le assonanze del latino, ma anche del greco antico, con il lessico e la sintassi italiana e soprattutto le emozioni che il ritmo della poesia antica è ancora in grado di regalare. E se un classico, come scriveva Calvino, è un testo che non ha mai finito di dire quel che ha da dire, non bisogna temere di «ascoltarlo» anche attraverso gli strumenti delle nuove tecnologie.