Lirica italiana e francese per l’impenitente Prêtre

L’EVENTO. Per Venezia, una bella cosa: cominciar l’anno nuovo in teatro, ascoltare la grande tradizione affettuosamente. Per la televisione italiana, schiaffo all’evento di musica classica vissuto contemporaneamente in tutto il mondo, il Concerto da Vienna, relegato nel pomeriggio per far posto a questo. Voto: 4 punitivo.
IL PROGRAMMA. A spasso per le grandi strade dell’opera italiana e francese dall’ouverture di Carmen a «Se quel guerrier io fossi» dell’Aida. Due «bis annunciati» (mah) Va, pensiero e Libiamo libiamo, il primo come sigla nazionale e il secondo come se in quel valzer Verdi avesse voluto gozzovigliare, e al diavolo i presagi funesti. Un’antologia gradevole. Voto: 7 festivo.
L’ORCHESTRA, IL CORO. Suonano e cantano concentrati, e con garbo. Non possono competere nei concerti con le grandi compagini internazionali: figurano meglio in certi eventi teatrali, come ad esempio La rondine dell’anno passato. Ma stanno crescendo. Voto: 7 abbondante.
IL DIRETTORE. Chiedereste a Modigliani di accorciare il collo alle sue donne? No: è la sua firma e l’imprevisto punto di equilibrio della sua pittura. Chiedereste a Georges Prêtre di tenere rigoroso il tempo, senza esitando e senza rubando? No, questa libertà impenitente e godibile è la sigla del suo fascino e della sua straordinarietà. Discutibile tutto: ma ad esempio la Barcarola di Offenbach era un addio così consapevole e lacerante a Venezia che se lo potesse sentire Visconti, dopo aver consegnato Mann a Mahler, forse si mangerebbe le dita. Voto: 9 storico.
I CANTANTI. Massimiliano Pisapia è un tenore molto tenore, voto 7. Mariella Devia canta dandoci la gioia dell’emissione perfetta, prevedibile ma meravigliosa; ha affrontato e domato Casta Diva, bravissima, voto 9. Piccola presenza di danzatori, senza voto.
L’AMBIENTE. Meraviglia. È la prima volta che vedendo un restauro ho pianto di gioia. Voto: 10 orgoglioso.
LE RIPRESE TELEVISIVE. All’attacco emozionante della seconda strofa di Casta Diva, inquadrate le nuche degli spettatori. Poi, forse il regista era l’unico a non sapere che in Va pensiero il coro cominciava a quel punto ed è arrivato in ritardo. Qualche inquadratura felice, ma gran casualità. Voto: 4 doveroso.