«Lirico, Sgarbi non deve mettere becco»

La direttrice Beni culturali Carla Di Francesco: «L’ente ha più di 50 anni, è un bene pubblico»

Ed è di nuovo polemica. Nel giorno in cui sembrava che la tormentata querelle sul restauro del teatro Lirico fosse rientrata, o meglio rimessa nelle mani della figura super partes della Direttrice per i beni culturali Carla Di Francesco, che ha richiesto un incontro giovedì con l’assessore alla Cultura, il vicesindaco Riccardo De Corato, l’imprenditore vincitore dell’appalto Gianmario Longoni, Marcello Dell’Utri riapre la polemica.
Il senatore azzurro che del Lirico sarà il direttore artistico, ieri si è scagliato contro il critico d’arte e contro e la crociata che ha intrapreso in difesa dell’integrità della sala di via Larga. «Fermare i lavori del teatro Lirico è un danno per la città - ha attaccato Dell’Utri a margine della presentazione della 18esima edizione della mostra del Libro Antico - non capisco perché essi non debbano cominciare subito. Anche sulla direzione artistica Sgarbi ha messo il becco là dove non doveva metterlo. Punto molto su Letizia Moratti, che è persona di grande concretezza e spero che sblocchi la situazione».
L’assessore alla Cultura, infatti, il 27 gennaio aveva sollevato forti dubbi sull’opportunità che fosse un politico a dirigere la programmazione. «Colgo l’occasione per sciogliere l’equivoco - spiega Sgarbi - ho sollevato il problema a vantaggio di Dell’Utri, che è un mio amico, per evitare che la sua direzione comportasse la reazione polemica di attori e registi disertando il teatro».
Ma il j’accuse di Dell’Utri non si è fermato qui: «Adesso mi sembra che critichino anche il progetto - ha proseguito - peraltro approvato dal Comune. Stravolgerlo significa riaprire i giochi. Fa male al committente e alla città avere un rudere che rischia di cadere a pezzi al posto di un teatro civico ed europeo».
Nemmeno su questo punto Sgarbi fa marcia indietro: «La Di Francesco ha rivendicato le sue competenze e ha convocato la riunione in cui detterà le linee guide per il restauro del Lirico - ha ribadito - Linee guida che vanno nell’ottica di mantenere la struttura originaria. Io mi sono preoccupato di difendere un simbolo dell’architettura fascista e di impedire che venisse distrutto. Abbiamo appreso oggi (ieri, ndr) che il progetto non prevede, come sembrava dai disegni, i palchetti à la Piermarini, cosa avversata anche dal sindaco. E poi il bando di gara parla solo di recupero, e non di rifacimento».
A rassicurare Dell’Utri sulle intenzioni di palazzo Marino, Giovanni Terzi capodelegazione di Fi per la giunta, che al termine dell’incontro ieri mattina aveva detto: «Si va avanti con il progetto».
«Il Lirico è naturalmente vincolato - precisa intanto Carla Di Francesco -, proprio perché un teatro che ha più di 50 anni e che è di proprietà pubblica». Intanto Paolo Cassi Ramelli, figlio dell’architetto, con i suoi avvocati invoca il diritto d’autore.