Lisbona, abortito il referendum sull’aborto

da Lisbona

A sorpresa il Portogallo dice «sì» alla depenalizzazione dell’aborto. È quanto risulta dalle prime proiezioni di ieri sera alla chiusura delle urne del referendum sull’interruzione di gravidanza. Secondo gli exit poll, il «sì» alla depenalizzazione della severa legge portoghese ha raccolto tra il 57 e il 62% dei voti, mentre il «no» si sarebbe fermato tra il 37 e il 43%. Tuttavia sulla convalida della consultazione popolare pesa il dato sull’affluenza alle urne, stimato, sempre secondo le proiezioni, attorno al 42% e che renderebbe la consultazione «non vincolante». Ma già ieri sera il primo ministro José Socrates, capo della maggioranza socialista e promotore del referendum, ha detto che «il risultato del referendum è univoco», e che «l’aborto cesserà di essere un crimine in Portogallo».
È stata la seconda volta nella storia del Paese che la gente si è espressa su una questione molto delicata in un Paese tra i più cattolici e conservatori d’Europa sull’argomento e dove oggi il codice penale punisce con tre anni di carcere le donne che decidono di abortire clandestinamente e i medici che le aiutano. Il 28 giugno del 1998 il primo referendum sullo stesso tema sancì la vittoria del «no» con il 50,91%, ma ci fu un’altissima percentuale di astensione (68,6%) che invalidò la consultazione.
Questa volta, gli aventi diritto sono stati 304.454 in più rispetto al ’98, e il referendum è stato deciso da quel 10% di elettori che fino a poche ore prima non sapevano ancora esprimersi se per il «sì», cavalcato dalla maggioranza socialista del premier José Socrates, o se per il «no» del Partito socialdemocratico (Psd), del Partito popolare (Cds-Pp), della Chiesa cattolica portoghese e della influente associazione dei medici, il cui codice deontologico dal 1885 vieta l’aborto. Gli ultimi sondaggi avevano parlato di un leggero vantaggio del partito del «sì», che da giorni indicava l’esempio della Spagna e puntava il dito contro i 30mila aborti clandestini effettuati ogni anno. Tuttavia, il partito del «no» si era espresso per rivedere la severa norma del codice penale che, anche se non applicata da vent’anni, prevede il carcere, ma si era opposto alla depenalizzazione del reato di aborto.
Per il primo ministro José Socrates, eletto nel 2005, il referendum ha rappresentato un momento importante per sondare il consenso dei suoi sostenitori. Alla fine del 2006 la sua maggioranza socialista era stata pesantemente contestata da un’ondata di scioperi e manifestazioni: una parte consistente del suo elettorato, in particolare i comunisti e i socialisti radicali, assieme all’elettorato di centrodestra, si dichiarò danneggiata e contraria alle drastiche riforme economiche e sociali che Socrates sta attuando per far ripartire il Paese e senza guardare in faccia nessuno. Nei giorni scorsi, i movimenti comunisti e socialisti radicali sono tornati all’attacco all’interno della loro maggioranza e hanno contestato Socrates per non avere cambiato la legge sull’aborto semplicemente con la sua maggioranza parlamentare, anziché ricorrere a un referendum che, annullato per la seconda volta, sarà costato agli elettori nove milioni di euro.