Lisippo conteso, il gip ordina confisca negli Usa Ma il Getty museum farà ricorso in Cassazione

Il gip del tribunale di Pesaro, Lorena Mussoni, ha disposto il sequestro della statua bronzea attribuita allo scultore greco Lisippo, ripescata al largo di Fano nel 1964. L'opera d'arte, conservata al Getty Villa di Malibu, è oggetto di un'aspra contesa fra Italia e Stati Uniti

Pesaro - A volte ritornano. O almeno si spera che possano ritornare. Stiamo parlando di un'opera d'arte, l'Atleta vittorioso, una statua di bronzo risalente al periodo ellenistico attribuita allo scultore Lisippo. Fu trovata dai pescatori del mare Adriatico nel 1964, anche se il luogo esatto del ritrovamento non è mai stato accertato. E da qui le polemiche infinite sulla "proprietà". Finita al Getty Villa di Malibu, in California, da anni la statua è oggetto di un'aspra contesa tra Italia e Stati Uniti. Vari governi l'hanno reclamata. Ma sino ad ora è rimasta al suo posto, in America. Ora il gip del Tribunale di Pesaro, Lorena Mussoni ha disposto la confisca della statua, ovunque essa si trovi. 

La sentenza del gip La statua attribuita a Lisippo è considerata il più importante bene archeologico conteso fra Italia e Stati Uniti. Ripescata nel 1964 al largo di Fano (Pesaro Urbino), forse in acque internazionali, dieci anni anni dopo era finita negli Stati Uniti. La sentenza del gip dispone il sequestro della scultura "attualmente al Getty Villa o ovunque essa si trovi". Seguono poi 37 pagine di motivazioni.

Ricorso del Getty Museum  La Fondazione Getty preannuncia che farà ricorso in Cassazione contro l’ordinanza del gip di Pesaro, che ha ordinato la confisca del bronzo di Lisippo.

Com'è finita negli Usa Pagata dal "Getty Museum", dopo la morte del suo fondatore Paul, poco meno di quattro milioni di dollari, ancora oggi resta un mistero il percorso che fece la statua da Fano a Malibù. Le uniche certezze riguardano il nome del pescatore che la tirò su dal mare, Romeo Pirani, e sulla sua ammissione di averla prima nascosta in un campo di cavoli e poi venduta per tre milioni e mezzo di lire a uno sconosciuto.

Battaglia in tribunale Nemmeno quattro processi riuscirono a chiarire come l’opera d’arte uscì dai confini italiani per fare bella mostra di sé in California: storie di favoreggiamenti e ricettazioni si sono intrecciate sull’effettivo interesse artistico-archeologico del Lisippo (poi chiarito il 12 giugno scorso sempre dal gip Mussoni, che lo dichiarò "patrimonio indisponibile dello stato italiano") e se fu ripescato in acque italiane o internazionali. Nonostante la forte resistenza di coloro che si considerano i proprietari del Lisippo, che hanno sempre parlato di acquisto in buona fede, e culminata con la testimonianza nel dicembre scorso di Stephen Clark, direttore del "Getty Museum", l’ordinanza di confisca della statua, depositata oggi dal gip, mette un punto fermo alla vicenda, ma evidentemente non la chiude in via definitiva.