L'islam antisemita sparge nuovo odio anche in casa nostra

Gli intellettuali manifestano per Hamas e Israele viene dipinto come un regime "sionista". Il negazionismo è il perno della politica estera dell'Iran. E in Egitto la persecuzione va in tv 

Nel giorno della Memoria, tutti quanti rinnovano la promessa che l’antisemitismo non avrà mai più cittadinanza in Europa, e soprattutto che non potrà risollevarsi nella sua forma genocida. Ma questa promessa, rischia solo di fare da paravento a un pericoloso sviluppo del fenomeno antiebraico. È certo molto importante che gli antisemiti confessi siano in Italia solo il 13 per cento, anche se sgomenta che con gli antisemiti confusi raggiungano poi più del 35. In Francia sono il 20, in Germania il 25, in Spagna il 46 per cento. Ma con tutto lo stupore e, si permetta, il disprezzo intellettuale che destano queste cifre, tuttavia si potrebbe rispondervi con un’alzata di spalle. Ma un grande fenomeno oggi rischia di fecondare l’humus europeo fino all’omicidio.

Si tratta della proliferazione di antisemitismo genocida prodottosi, specie dall’11 settembre 2001, nel mondo islamista, e importata sulle onde radio e tv e con l’immigrazione. L’islamismo odia gli ebrei. L’Europa dopo la Shoah ha covato il suo antico antisemitismo in forma torpida e negata, chiamandolo «critica a Israele». Si è trattato di un fenomeno aggressivo e demenziale, dannoso per la mente europea, che ha in parte distrutto la sinistra, ma non così pericoloso per l’incolumità fisica degli ebrei.

Oggi le cose sono cambiate. Ce lo dicono le manifestazioni in cui, intellettuali europei e anche americani in testa con movimenti pacifisti misti a immigrati islamici in Olanda, in Francia, in Inghilterra, in Italia... si è gridato «Hamas hamas, ebrei al gas» o «ebrei ai forni» o «i forni erano piccoli». Non mi soffermerò su perchè gli slogan antisraeliani siano di fatto antisemiti, e di come l’antisemitismo alimenti l’antisraelismo, e non viceversa.

Nel Giorno della Memoria mi interessa ricordare che gli ultimi anni hanno visto un enorme rovesciarsi di antisemitismo genocida sull’Europa, senza che dicessimo una parola. Questo antisemitismo, proprio come quello di Hitler, si presenta con un carattere redentivo per l’umanita. Dice Ahmadinejad: «Il regime sionista sarà spazzato via e il mondo sarà liberato» proprio come nel 1943 una direttiva nazista spiegava «Lo sterminio degli ebrei è la precondizione per una pace durevole». È un antisemitismo come speravamo di dimenticare per sempre, che vuole gli ebrei spariti dal mondo.

Ormai siamo abituati a sentire negare l’Olocausto in tutto il mondo islamico, gli ebrei sono chiamati «figli di cani e scimmie» in migliaia di moschee anche in Europa, la carta di Hamas chiama a sterminare «tutti gli ebrei dovunque si trovino». Hamas e Hezbollah si vedono come movimenti che non combattono gli israeliani, ma «il sionismo mondiale», ovvero gli ebrei tutti. Assad di Siria, ritto accanto al Papa Giovanni Paolo II, osò parlare della «natura maligna degli ebrei che fa soffrire il mondo come fece soffrire Gesù». Nel 2002 l’Egitto fece dei «Protocolli dei Savi di Sion» testo base dell’antisemitismo novecentesco, un serial di 42 puntate, comperato da 17 altri canali e visto anche in tutta Europa. L’anno dopo un’altra serie sui Protocolli fu prodotta da Hezbollah: 29 puntate.

Ahmadinejad quest’anno è stato applaudito all’Onu dall’assemblea per le stesse idee. La negazione della Shoah è il centro della sua politica estera, e troppo poco la mettiamo in relazione all’opzione atomica, mentre il nesso è evidente nella promessa di distruggere Israele. I fumetti, le canzoni, la scuola islamisti fomentano un odio che è un cemento indistruttibile, è una valanga genocida che rotola ormai anche nel nostro etere, nelle strade, nelle piazze. Il gesto più importante compiuto dall’Europa per fermarla fu la conferenza dell’Osce a Berlino nel 2003. Il filosofo tunisino Mezri Haddad scriveva nel 2006 che «l’opinione pubblica araba ha trovato nell’antisemitismo il perfetto catalizzatore per le sue ferite narcisistiche e per le sue frustrazioni sociali economiche e politiche». Vero. A noi svelare la malattia, imporne la cura e evitare il contagio.