Lisovskaya, un piano dalla Russia

Piera Anna Franini

Artista russa, di Mosca. Russa anche la formazione poi completata in Inghilterra: il Paese che l’ha lanciata dopo averle spalancato le porte della Wigmore Hall. Sophia Lisovskaya è la pianista che lega il nome anzitutto alle letture degli autori di casa propria, Skriabin in testa, autore fatto conoscere nelle sale da concerto e quindi passato su disco per l’etichetta svedese Biss.
La Lisovskaya suona quest’oggi nella Sala Verdi del Conservatorio (ore 21), su invito della Società dei Concerti, istituzione – si sa – sensibile agli interpreti cresciuti nella Madre Russia. Apre il recital con due Sonate dell’italiano (pur con lo sguardo fisso sulla Spagna) Domenico Scarlatti, sosta nel Romanticismo di Robert Schumann, ma la chiusura l’affida al russo Sergej Rachmaninov, autore dei tredici Preludi op. 32.
Preludi di largo respiro, intorno alle quattro pagine, dove il compositore, che fu anche eccellente pianista, ripassa l’ampio repertorio della tecnica pianistica. Così, troviamo una scrittura massiccia per accordi pieni che lasciano inattive ben poche dita, a contrasto spuntano pagine che mimano la leggerezza della tastiera di un clavicembalo in rimando proprio al Settecento di Scarlatti.
Giochi di canti e di controcanti, di linee che si intrecciano, disegnano invece un ponte verso il barocco di Bach. Ovviamente non manca il Rachmaninov cui vola l’immaginario comune, dunque malinconico o addirittura funereo fino all’apoteosi del Preludio di chiusura: solenne e lugubre secondo la veste di un do diesis minore.
È un puro slancio romantico a intridere e strutturare la Sonata op. 22 di Schumann che la Lisovskaya mette a confronto con l’introversione della minuta Arabeske. Una Sonata febbricitante, l’op.22, sin dal movimento inaugurale che scorre imprendibile fino al lirico e sognante Andantino. Il terzo movimento è un impetuoso Scherzo che culminerà nella coda del finale: test di coraggio anche per il pianista più agguerrito.
Le brume russe si scontrano con l’estro latino del napoletano Scarlatti che fece prima del Portogallo e poi della Spagna la propria patria di elezione entrando nelle grazie della regina di Spagna Maria Barbara, sua allieva (si dice particolarmente dotata).