Lissner annuncia a Madrid i nuovi progetti della Scala

L’«Idomeneo» che apre la stagione a Sant’Ambrogio è solo il primo esempio della collaborazione col Real

da Madrid

Il sovrintendente della Scala, Stéphane Lissner, che diresse il Teatro Real di Madrid all'inizio del 1997, ha annunciato, insieme all'attuale direttore artistico, Antonio Moral, l'inizio di un'importante collaborazione fra le due istituzioni, a cominciare dalla co-produzione, insieme all'Opéra Nationale de Paris, dell’Idomeneo di Mozart che aprirà la prossima stagione milanese sotto la direzione di Daniel Harting e la regia dello svizzero Luc Bondy, per poi trasferirsi nella capitale francese e infine a Madrid nella stagione 2007-2008. «Altri progetti» sono in fase di realizzazione.
L'annuncio, ad una conferenza stampa cui era presente anche il direttore generale del teatro madrileno, Miguel Muniz, non poteva essere più simbolico: con Lissner, che è anche direttore artistico, a ricordare il suo primo arrivo diversi anni fa al Real, «quando non c'era ancora nulla», e parlando all'indomani della prima di un trittico di capolavori del Novecento (Balanchine, Robbins, Béjart) con cui il Balletto della Scala ha aperto martedì la nuova stagione 2005-2006 del teatro spagnolo.
È la prima volta che la compagnia scaligera è in scena sul principale palcoscenico della capitale ed il successo di pubblico è stato subito grandissimo, con infiniti applausi ed entusiasmo, soprattutto per la bellissima The Cage di Jerome Robbins, dove femmine-insetti si accoppiano e divorano maschi e frustrazioni rovesciando l'anima dello spettatore sino a illuminarla; come la primavera farà poi nell'ultima delle tre performance presentate: Le Sacre du Printemps di Maurice Béjart su musica di Stravinsky, come per The Cage. Nel Sacre la primavera illumina però un amore fisico dove creazione e armonia hanno la meglio sulla violenza.
«È importante per un teatro ancora giovane come il nostro, la collaborazione con uno dalla grande tradizione nell'opera e nel balletto come la Scala» aveva affermato Moral presentando nei giorni scorsi lo spettacolo.
Lissner non si è sottratto alle domande sulle sue idee nel «dopo Muti», di cui ha fatto le lodi ricordando che per lui le porte della Scala sono sempre aperte come per tutti gli altri grandi direttori. Idee che sono basate sulla constatazione che il teatro milanese ha attraversato grandi epoche in passato o grazie alle sue opere, o alle sue orchestre o ai suoi cantanti: «Adesso vorrei che questa fosse la grande epoca della Scala», ha affermato. Con priorità assoluta alla musica, ha aggiunto, e al direttore d'orchestra che «è il cuore dell'opera».
Per questo non si poteva, non si doveva semplicemente «sostituire Muti», cosa peraltro difficilissima, ma cercare soluzione ad un problema complesso e per cui c'è bisogno di tempo, almeno «due o tre anni». Soluzione che probabilmente sorgerà spontaneamente da una selezione naturale fra i direttori che dirigeranno le varie opere.
Lissner ha voluto accomiatarsi ricordando che l'arte non può astrarsi completamente dalla realtà. «Viviamo - ha detto - in un mondo più violento, più brutale» dove molte cose negli ultimi anni sono cambiate, e sono cambiate anche nei teatri, «che non sono isolati, non sono un altro mondo».