Lissner: «La Scala lavora e non ha debiti»

Il sovrintendente: «Solo la Royal Opera di Londra ha ricevuto meno contributi pubblici. Però là quelli privati sono defiscalizzati»

Sabrina Cottone

da Milano

«La Scala non ha debiti, non è esposta con le banche, non è privilegiata dai fondi pubblici. E mi irrita sentire che qui non si lavori...». Il sovrintendente Stephane Lissner parla del suo teatro con grande attenzione al cartellone e ai conti che secondo lui tornano: «È falso dire che la situazione economica è grave». E dà tutti i numeri del Piermarini nel giorno in cui da Roma arrivano notizie confortanti sui tagli al fondo unico dello spettacolo: in un primo momento sembrava che il Fus dovesse passare da 465 a 300 milioni di euro, invece il Senato ha recuperato 102 milioni e adesso «ballano» solo 63 milioni. «Un taglio del 40 per cento sarebbe stato un grande rischio per la stagione» commenta il sovrintendente. Invece, se tutto resterà uguale, la riduzione sarà inferiore al 15 per cento: tre milioni di euro in meno invece che i temuti nove milioni. Se non uno scampato pericolo, almeno un sospiro di sollievo.
Fondi per lo spettacolo. I bilanci dicono che la Scala ha un patrimonio di 90 milioni di euro, di cui 31 disponibili. Il preconsuntivo del 2005 è stato approvato con un bilancio di 115 milioni e si chiude con un disavanzo tra 1 e 1,5 milioni. Ma Lissner rilancia, è pronto a accogliere la Provincia che vuole entrare («abbiamo bisogno di tutti»), chiede di invertire la tendenza alla riduzione del Fus e addirittura invoca fondi maggiori che in passato, perché dal 1999 al 2005 il contributo pubblico è sceso dal 53 al 41 per cento e invece il rapporto dovrebbe essere invertito e lo Stato dovrebbe contribuire almeno per il 60: «La Scala è un teatro pubblico e questo significa poter mettere in primo piano il dovere dell’eccellenza artistica. Se si privilegia la redditività, la qualità ne soffre».
I teatri europei. Lissner fa i confronti con gli altri teatri europei per concludere che la Scala «regge i confronti sotto ogni punto di vista». Illustra i dati: «Nel 2004 la Scala ha avuto contributi pubblici per 44 milioni di euro (il 48,4% del suo bilancio), l'Opera di Parigi 94 (60,9%), la Staatsoper di Vienna 51,5 (57%), la Bayerische Staatsoper di Monaco 48,5 (64%). Solo il Royal Opera House di Londra ha avuto meno della Scala, 34 milioni (31% di contributi pubblici), ma a Londra - spiega - i contributi privati sono completamente defiscalizzati. E 34 milioni sono comunque superiori ai 30 che la Scala ottiene dal Fus».
Il numero di recite. È sul numero di recite che la Scala non tiene il passo. Nel 2004 sono state 167 e anche se per la stagione 2005-06 Lissner annuncia che il sipario si alzerà 224 volte, il traguardo europeo è lontanissimo: a Monaco sono 350, a Vienna 356, a Parigi 360 (in due teatri), a Londra 275. Il sovrintendente non si sbilancia troppo sugli obiettivi futuri, evita di irritare i sindacati e propone una terza via milanese: «Sarà la stagione 2007-2008 quella più vicina al punto di equilibrio tra qualità e numero di rappresentazioni».
Dimissioni da Aix. «I miei giorni e il mio impegno sono qui, devo dedicarmi completamente alla Scala» assicura Lissner. E annuncia che il 18 novembre comunicherà ufficialmente questa decisione al consiglio d’amministrazione del Festival di Aix-en-Provence di cui è sovrintendente. Continuerà invece nella sua consulenza a Vienna almeno fino al 2006: «Restare in contatto con la capitale della musica può giovare anche alla Scala».
Direttore musicale. È probabile che Riccardo Muti avrà un successore, ma non a breve: «Per impegnare un direttore d’orchestra di livello internazionale servono tre o quattro anni. Trovare la persona giusta richiede un giusto tempo».
Il 7 dicembre. È quasi pronto l’allestimento dell’Idomeneo, l’opera di Mozart che aprirà la stagione. Il 19 novembre sarà tutto già in ordine al Piermarini.