La lista dell’Unione mette in ombra Veltroni

Il desiderio del sindaco: smarcarsi per il post Prodi

Laura Cesaretti

da Roma

Il «laboratorio Roma» dell’Unione è in affanno e - nonostante la Capitale sia regno incontrastato del popolarissimo sindaco Walter Veltroni - la città rischia di diventare lo specchio delle linee di faglia che attraversano il centrosinistra.
Nel 2006 si voterà per le Politiche e per il Campidoglio, e la rielezione a furor di popolo di Veltroni è scontata. Ma dietro la facciata, lo scontro sotterraneo è forte, tra Ds e Margherita e dentro la stessa Quercia, divisa tra l’anima veltroniana, quella fassiniana e quella dalemiana. Tutte alle prese con la camicia di forza della lista unitaria dell’Ulivo, imposta da Prodi ai suoi alleati: se la si fa per il Parlamento, è difficile non farla anche per le Comunali. Solo che il listone ulivista crea problemi a molti, a cominciare proprio dal sindaco: nel 2001, Walter Veltroni ha raccolto oltre il 10% dei voti su una lista col suo nome. Stavolta, al termine di un primo mandato che lo vede in crescita costante nei sondaggi di popolarità, il sindaco potrebbe puntare addirittura a raddoppiare i voti alla sua lista, dicono in molti a Roma. E una riconferma smagliante, con un bel gruzzolo di consensi personali da far pesare sul piatto, lo rafforzerebbe anche sul piano nazionale. Già, perché a Veltroni si porrà prima o poi il problema di cosa fare dopo il Campidoglio. Qualche mese fa, nel momento di massima difficoltà per Prodi, ha rinunciato a giocare la partita della leadership nazionale del centrosinistra, per non rompere col Professore ed evitare una guerra nella Quercia. La partita però si potrebbe riaprire: sono in pochi, nell’Unione, a scommettere sulla durata di un governo Prodi, come dimostra il fatto che sia Fassino che Rutelli si stiano già sfilando dal futuro esecutivo per rimanere alla guida dei loro partiti. Pronti per ogni evenienza. E Veltroni è naturalmente uno dei leader più spendibili per il futuro.
Anche per questo il Listone ulivista gli farebbe ombra, e oltretutto gli renderebbe difficile spiegare perché la «sua» lista non entra a farne parte. Ma i ds hanno un problema speculare, quello di arginare il rafforzamento personale del sindaco e il drenaggio di consensi che la sua lista potrebbe comportare. Il 3 novembre scorso l’ala dalemiana ha fatto partire l’offensiva, con un documento inviato alla direzione federale di Roma e anticipato dall’Unità nel quale si reclama l’immediata messa in cantiere del listone per le Comunali, e si manda anche un segnale a Fassino, chiedendo un «reale coinvolgimento di iscritti ed elettori nella scelta dei candidati» per il Parlamento, scelta dalla quale gli uomini del presidente ds temono di restare penalizzati da Fassino. Un’iniziativa che ha messo in difficoltà sia i ds di fede veltroniana e fassiniana che la Margherita, guidata a Roma dal rutelliano Roberto Giachetti. A quel punto, raccontano i ben informati, Veltroni ha convocato il dalemiano Zingaretti, il fassiniano Montino e il «suo» capogruppo al Comune Cosentino e ha spiegato che non sarà certo lui, fondatore dell’Ulivo, a non volerlo a Roma. Ma «lasciatemene fuori», è stato il succo: la lista Veltroni resta in pista. A stretto giro di posta, è uscita su Repubblica un’intervista al segretario di federazione Montino che annunciava a bruciapelo: «Noi e la Margherita ci presenteremo al Comune con una lista unica, e creeremo un solo gruppo consiliare». E la lista Veltroni? «Bisogna rispettare le scelte del sindaco senza metterlo in difficoltà, è lui il vero leader del processo unitario». Obiettivo segreto, secondo le gole profonde: farsi dire subito di no dai Dl, lasciando a loro il cerino di chi non vuole l’unità nell’Ulivo. E salvando gli interessi elettorali di ds e Veltroni. Peccato che la mossa abbia subito suscitato la rivolta della sinistra interna: «La lista unitaria è dilettantismo politico», dicono in un comunicato. E che la Margherita abbia reagito prontamente, e invece di dire «no» abbia rilanciato, spostando il gioco sul programma. «Il primo terreno è quello, per dare risposte ai problemi che ancora affliggono la città, dal traffico ai rifiuti», rilancia Giachetti. Che rivolge anche un «appello» a Veltroni: «Il sindaco e la sua lista non possono stare fuori dal processo unitario, Walter è uno dei promotori della prospettiva del partito democratico». La partita romana è appena iniziata, e non è escluso che abbia ripercussioni nazionali per l’Unione.