LA LISTA DI PIERO

Piero Fassino, il segretario dei Ds, ieri ha detto che «il Corriere della Sera tende a destrutturare i Ds, ma se Mieli (il direttore, ndr) vuol fare politica, faccia una sua lista e si presenti alle elezioni». Noi lo diciamo da tempo che il Corriere, legittimamente, non è un quotidiano sopra le parti, è una delle parti. Adesso ci è arrivato anche Fassino, chissà cosa è successo. Ora il bello ha da venire: cosa sarà questo di Fassino, un attacco alla libertà di stampa o il tutto verrà risolto a tarallucci e vino?
A noi come il Corriere della Sera la pensi, quali siano i rapporti tra la proprietà e la sua direzione, quale sia la linea politica concordata, quale sia la linea politica scelta di volta in volta ci interessa quanto ci interessano le stesse cose riguardo a tutti gli altri quotidiani. Certo, lo sappiamo, il Corriere della Sera è il quotidiano per eccellenza. Quello che ci siamo permessi, già a partire da un po’ di tempo, di sottolineare è che la scelta di una parte è legittima, ciò che non è giusto è scegliere una parte e spacciarsi come il quotidiano che sta al di sopra delle parti, super partes.
E se, sempre legittimamente, il Corsera decide di farsi parte della battaglia politica italiana sono fatti suoi, dei suoi lettori e della sua proprietà. Del resto non sarà chi scrive sul Giornale a scandalizzarsi di un quotidiano che dichiaratamente segue una linea politica. Dichiaratamente, ma anche coerentemente che, in questo caso, significa anche in modo trasparente.
Quello che ci ha infastidito molto nei mesi scorsi è stato il voler ergere il Corsera a paladino dell’indipendenza giornalistica nazionale. Per cortesia, siamo tutti grandi e vaccinati, evitiamo il ridicolo. E anche la vicenda della proprietà e delle eventuali scalate alla proprietà erano tentativi di scalare un giornale come un altro. Pari pari. Non erano in atto scalate al baluardo dell’italica libertà.
Detto questo, giusto per ricordare gli elementi essenziali della questione, non neghiamo una certa curiosità nel vedere quale sarà la reazione a questa dichiarazione del segretario dei Ds. Abbiamo infatti il sospetto che, in molti casi, se una parte politica, o più generalmente culturale, esprime dei giudizi essi sono giudizi a tutti gli effetti. E con eleganza vi si risponde. Se, al contrario, questi giudizi provengono da un’altra parte politica, o culturale, essi sono attentati. Alla libertà di stampa e di critica, naturalmente. Per essere più chiari: se Berlusconi dice che in televisione c’è chi lo critica a prescindere, il presidente del Consiglio sta nientemeno che compilando liste di proscrizione. Se invece da Londra Fassino dice che se Paolo Mieli vuole far politica deve candidarsi alle elezioni e fare una sua lista, ovvero scollarsi dalla poltrona di via Solferino, questo non è un editto bulgaro - e nemmeno un editto londinese - ma probabilmente un riconoscimento alle qualità politiche del direttore del Corriere della Sera.
Il segretario dei Ds, nello sfogo inglese, rivela che chiama ogni giorno il direttore del principale quotidiano italiano. Per molto meno, ma naturalmente dalla parte avversa, si parlò di indebite pressioni e di tentativi di condizionamento. Noi sappiamo che il Corriere - che ha resistito alle denunce di D’Alema, ma ha lanciato grida d’allarme solo per quelle degli avvocati di Berlusconi - è in grado di resistere. Ma ci farebbe piacere vedere la Fnsi, i difensori della libertà di stampa in servizio permanente effettivo, scendere in campo, organizzare un bel girotondo e difendere le due giornaliste accusate da Fassino e il loro direttore.