La lista di riferimento di Forza Italia e Udc fa incetta di voti ed elegge due rappresentanti per il Consiglio di amministrazione dell’Ateneo. Flop per Azione Universitaria, che è rimasta a bocca asciutta

Scintille nella sinistra, la Margherita accusa i Ds: «Lasciandosi andare a meri calcoli di bottega hanno dato la vittoria al centrodestra»

Luca Rocca

Una vittoria cercata, fortemente voluta e alla fine ottenuta. Il centrodestra conquista la Sapienza dopo molti anni e lo fa grazie alla vittoria di Forza Italia e alla sua lista di riferimento, «Vento di cambiamento», sostenuta anche dall’Udc e ideata da Luigi Frati, pro rettore e preside di Medicina.
Nelle elezioni universitarie svoltesi il 12 maggio scorso, e che hanno visto un’affluenza del 12 per cento, cioè il due per cento in più rispetto al 2001, i moderati si sono imposti contro una sinistra divisa e litigiosa, che alla fine si è lasciata superare anche da «Sapienza in movimento», sostenuta dalla Margherita. «Vento di cambiamento» non solo ha ottenuto ben 3.701 voti, ma è stata l’unica lista a eleggere due rappresentanti in Consiglio d’amministrazione, Martino Trapani e Gian Luca Viscido, che hanno ottenuto rispettivamente 1.328 e 453 preferenze. «Sapienza in movimento», giunta seconda con 2.756 voti, ha eletto solo Gian Luca Senatore, con 807 voti. Al terzo posto, con 2.404, si è classificata «Sinistra universitaria», lista vicina ai Ds, che hanno eletto Lorenza Falcone con 534 preferenze. Solo quarti i famigerati «Collettivi» con 1.826 voti, che un seggio riescono a conquistarlo grazie alle 114 preferenze ottenute da Elisa Coccia. È il caso di evidenziare che la sinistra radicale, che spesso si vanta di farla da padrone nella facoltà di Lettere, proprio in questa facoltà non è riuscita a raggiungere nemmeno il quorum dei votanti, cioè il 10 per cento.
Anche «Lista aperta per il diritto allo studio», cioè «Comunione e liberazione», non ha avuto un gran successo in termini di voti. Ne ha ottenuti solo 1.772 ma è riuscita a eleggere Christian Bonafede con 566 voti. Male, molto male è andata ad Alleanza Nazionale, che con 1.500 voti è rimasta a bocca asciutta, cioè senza nessun rappresentante nelle istituzioni. Infine le ultime tre liste che non avevano speranze né pretese: «Vivi Sapienza», una lista apartitica che ha conquistato 1361 voti; l’«Unione degli universitari», sostenuta anche dalla Cgil, che ha ottenuto solo 882 voti; e infine «Il Laboratorio», una lista vicina al centrodestra che di voti ne ha presi 136. Dicevamo che la sconfitta della sinistra ha provocato anche code polemiche e prese di posizione molto dure. Subito dopo il voto, infatti, lo scontro più plateale è stato tra Margherita e Ds. «La sinistra si è lasciata andare a meri calcoli di bottega - ha polemizzato Giuseppe Peta, dirigente nazionale dei giovani della Margherita - regalando la vittoria al centrodestra, non solo nel Consiglio d’amministrazione ma anche in un organo importante come l’Adisu, cioè l’Agenzia per il diritto agli studi universitari del Lazio». Accuse ben assestate, evidentemente, se la reazione dei Ds si riduce solo nell’invito a non fare sommatorie di voti che non avrebbero alcun significato. Ma la spaccatura ormai si è consumata, tanto che Peta è convinto che la scelta dei Ds di correre da soli avrà gravi ripercussioni anche nel progetto della Federazione fra partiti, già sperimentato a livello nazionale.
E, mentre la sinistra si strugge e i moderati esultano, i Collettivi non si danno pace. Già prima del risultato avevano lanciato accuse contro la lista poi risultata vincente. Accuse giudicate senza fondamento. Ma i Collettivi, si sa, sono dei duri, e di fare un passo indietro non ci pensano neanche. Commenta, infatti, Elisa Coccia, la loro neo eletta: «Questo è stato un voto clientelare».
Chissà perché quando si perde il voto è clientelare e quando si vince invece è nobile.

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