Una lista segreta dietro l’ultimo agente «suicida»

Massimo M. Veronese

Quando sono entrati nell’ufficio del capo lo hanno trovato al suo posto, puntuale come tutti i giorni. Con un foro di proiettile in testa. Bozhidar Doicev aveva 61 anni e troppi segreti da nascondere. L’ultimo lo ha portato con sé, senza spiegare nulla, senza lasciare un biglietto. Era il responsabile del reparto Archivi e dossier segreti dell’Intelligence service bulgaro, custodiva nell’ombra opere e omissioni della Darzhavna Sigurnost, la famigerata polizia segreta del regime comunista di Todor Zhivkov. Parlava poco e mai per niente, ma ultimamente sembrava strano. Si sentiva sotto pressione e sospettava di tutti. Giusto in questi giorni il Parlamento bulgaro sta discutendo una proposta di legge per rendere pubblici gli archivi, documenti che fanno paura, Plamen Panayotov, portavoce del governo, dice che ancora non è deciso nulla ma «l’idea di aprire tutti gli archivi sta prevalendo».
Sarà. Ma c’è qualcosa che non torna in tutta questa storia. Il 13 ottobre scorso a Karnobat, a pochi chilometri dal porto di Burgas sul mar Nero, si è suicidato Liubomir Nacev, ex ministro dell’Interno del governo di Zhan Videnov, legato ai servizi segreti. L’11 ottobre un funzionario della polizia di frontiera si è impiccato, non si è mai capito perché, nella sua casa di Padege, Bulgaria meridionale. Il giorno prima sempre con un colpo di pistola alla testa l’ha fatta finita anche Boyko Nikolov, capo del settore Crimini contro la proprietà intellettuale di Sofia, Servizio per la lotta contro la criminalità organizzata. Era a casa sua. Nessun biglietto, nessuna spiegazione. Come Doicev e tutti gli altri. Tutti apparentemente slegati.
Ci sono cose che aspettano una verità da anni in quei file che il Parlamento vuole svelare. Le responsabilità dei servizi segreti bulgari nell’attentato a Giovanni Paolo II per esempio, già svelati in parte dai dossier della Stasi, il ruolo giocato dal Cremlino e quello dei Lupi grigi turchi, le verità mai raccontate fino in fondo da Ali Agca. O l’omicidio a Londra nel 1978 del dissidente bulgaro Georgi Markov ucciso a Londra con un ombrello dalla punta avvelenata nella tradizione più classica delle spy story.
Altre cose restano poco chiare. Perché le autorità di Sofia hanno tenuto nascosta la morte di Dolcev per esempio, rivelata solo da un sito internet in bulgaro www.kafene.net, che ha base a Londra, perché le autorità hanno così fretta nel liquidare il caso come suicidio e nessuna per dare i risultati dell’autopsia, tra due settimane almeno. L’opposizione di destra a dire il vero una risposta ce l’ha. Per Vesselin Metodiev tra i file da svelare ce n’è anche uno troppo scomodo, riguarda una spia dal passato misterioso e poco pulito, nome in codice Gotze: il presidente della Repubblica Georgi Parvanov. I servizi di spionaggio del resto dipendono direttamente da lui...