Le liste bloccate? È così in tutta Europa

Liste bloccate? Altro che anomalia italiana, argomento usato da chi invoca una nuova legge elettorale quasi come un bisogno primario. La geografia europea delle leggi elettorali disegna una mappa piuttosto omogenea dei meccanismi di scelta dei candidati. A cominciare dalla Spagna, dove è in vigore un sistema proporzionale corretto con una soglia di sbarramento circoscrizionale al 3 per cento. Le liste per la Camera Bassa non solo sono bloccate, ma sono anche abbastanza «corte». Gli elettori spagnoli non possono modificare l’ordine di presentazione dei candidati, né esprimere preferenze per i candidati di liste diverse da quella votata. Pure in Germania le liste bloccate sono la regola in un sistema proporzionale puro con sbarramento al 5%. Al Bundestag sono ammessi due voti, uno per eleggere il candidato nel collegio uninominale, il secondo per esprimere la preferenza per una delle liste (immodificabili) di partito presentate nel Land di appartenenza. In Portogallo le liste sono chiuse senza possibilità di esprimere preferenze per l’elezione dei 230 membri dell’Assemblea della Repubblica, con proporzionale puro. In Inghilterra i cittadini per eleggere i rappresentanti alla Camera dei comuni possono contare su un sistema maggioritario a turno unico, caso unico in Europa, con liste però non bloccate. Idem in Francia, laddove l’Assemblea nazionale viene eletta con sistema maggioritario a eventuale doppio turno.