Liste d’attesa per le cure, ai residenti la precedenza

La Regione istituirà graduatorie differenziate e chi viene da fuori aspetterà di più

da Venezia

Dalla gravità (della malattia) al Comune di residenza, il passo in fondo è breve. Il governo aveva imposto alle regioni un provvedimento per mettere un po’ di ordine nel caos delle liste d’attesa negli ospedali, e l’assessore alla Sanità del Veneto, il leghista Flavio Tosi, ci ha messo un po’ del pepe di cui è fornita la sua piccante cartellina di iniziative politiche. E questo pepe sta proprio nella residenza dei pazienti, che il provvedimento allo studio potrebbe far diventare requisito fondamentale per finire in una lista piuttosto che in un’altra. Guadagnando così una priorità che, ha assicurato l’assessore veronese, non trova controindicazioni legali.
«È un atto di legittima difesa contro questo governo - tuona Tosi - che ci ordina di risparmiare e, nello stesso tempo, invoca una gestione razionale ed efficace delle liste d’attesa. Per dare una risposta intelligente ho pensato di creare una lista d'attesa riservata ai veneti».
Paradossalmente, questo è, secondo Tosi, il dazio che bisogna pagare all’alta qualità dei servizi sanitari erogati dagli ospedali della regione. «È per questo che abbiamo lunghe liste d’attesa - argomenta l’assessore -. Noi non vogliamo certo scontentare nessuno, ma non vogliamo nemmeno che siano i veneti a pagare le conseguenze. Chissà che il governo capisca che non si può mettere tutte le regioni sullo stesso piano».
E per difendersi dalle inevitabili accuse di «razzismo» che riceverà, e a cui, per la verità, è abituato, Tosi cita il caso del Trentino-Alto Adige, regione a statuto speciale. «I trentini - dice Tosi - hanno deciso di non far pagare i dieci euro di ticket sulle visite specialistiche ai residenti e di mantenerli, invece, per chi viene da fuori. Il senso del mio provvedimento è lo stesso. Alle Ulss non imporrò nulla, darò solo la facoltà di fare le due liste e di dare così una risposta concreta alle istanze dei residenti».
Quanto ai numeri, Tosi dice che ogni anno in Veneto ci sono 100mila ricoveri di persone che vengono da fuori regione, mentre per le visite altamente specialistiche la percentuale di «foresti» sarebbe compresa tra il 30 e il 40 per cento. È la matematica, dunque, prima ancora del governo, l’ispiratrice del provvedimento. Una doppia graduatoria in cui troveranno comunque posto anche percorsi diversi per i differenti gradi di gravità e quattro fasce con altrettanti livelli di urgenza indicati dal medico curante.