Liste d’attesa, non si cambia «Sono ancora troppo lunghe»

La Regione si era impegnata affinché negli ospedali i pazienti non si sentissero più dire che per sottoporsi ad un esame diagnostico tra i più frequenti era necessario aspettare un anno, a volte anche di più. Al massimo, era stato garantito, per la diagnostica sarebbero stati necessari sessanta giorni, soltanto trenta per le visite specialistiche. E invece, proprio ieri, una signora di mezza età che al centro prenotazioni del San Camillo aveva chiesto un appuntamento per una mammografia è tornata a casa con un foglietto con su scritta una data: 20 marzo 2008. Ben undici mesi per un’indagine che in più di un’occasione può rivelarsi salva-vita. Ed è solo un caso tra i tanti denunciati, che hanno provocato la reazione della Cisl del Lazio: «Le liste di attesa sono ancora troppo lunghe», denunciano il segretario regionale Tommaso Ausili e il segretario generale Fnp Lazio (Pensionati) Mario Menditto.
«La Regione - affermano i due sindacalisti - non ha presentato alcun programma organico e strutturato per la riduzione delle liste di attesa, nonostante la legge Finanziaria nazionale le imponesse di presentare progetti relativi all’abbattimento delle liste di attesa entro il mese di gennaio 2007 e quella regionale imponesse alle Asl, ai Policlinici e alle aziende ospedaliere, di presentare progetti entro il mese di febbraio». «Tali ritardi - secondo Ausili e Menditto - hanno causato il mancato rispetto dell’accordo siglato tra Regione e Cgil, Cisl e Uil del Lazio, nella parte in cui si prevedevano come tempi massimi di attesa 30 giorni per le prime visite e 60 per la diagnostica (tac, risonanza e interventi chirurgici)». «Le nostre denunce - segnala ancora la Cisl - si associano alle difficoltà quotidiane dei cittadini del Lazio, alle indagini dei giornali e ai dati relativi al Recup regionale che dimostrano come i tempi massimi delle liste siano ancora troppo lunghi, pur avendo la Regione promesso impegni economici e finanziari che a nostro parere risultano ancora insufficienti».
E, nonostante questo, «le segreterie regionali di Cgil, Cisl e Uil, hanno inutilmente con insistenza richiesto un incontro all’assessore alla Sanità Battaglia per un confronto di merito sul tema delle liste di attesa». Inoltre, secondo quanto risulta ai sindacati, «alcune Asl hanno presentato alla Regione le loro proposte senza nessun confronto sul merito a livello di territorio con le organizzazioni sindacali confederali e i rappresentanti dei medici. I progetti presentati si riferiscono esclusivamente alle Asl. Mentre le aziende ospedaliere quali il San Giovanni ed il San Camillo e il policlinico Umberto I non hanno presentato alcun progetto. Allo stato non si conoscono le risorse finanziarie e umane da impegnare da parte delle Asl e quali risultati si attendono». E se al più presto non ci sarà l’auspicato confronto, la Cisl ed i Pensionati del Lazio «non esiteranno a chiedere alla Cgil ed alla Uil di promuovere una mobilitazione per manifestare sul problema delle liste di attesa e richiedere il rispetto degli impegni assunti dall’assessore Battaglia in merito al protocollo d’intesa del 15 marzo 2007 che prevedeva l’istituzione entro il 31 marzo di un tavolo di confronto sugli aspetti legati alla rete ospedaliera descritti dal Piano di rientro e riferiti all’anno 2007, oltre che un tavolo regionale sull’integrazione “socio sanitaria” e la rivisitazione del regolamento delle Rsa e della realizzazione di 5mila posti letto di residenza sanitaria assistita».