Le liste dei «matti» pericolosi finiscono sul tavolo dei giudici

L’ACCUSA Per la sinistra il Comune riduce la salute mentale a un problema di ordine pubblico

Chiedono la cancellazione del «Tavolo prevenzione pericolosità sociale» istituito dall’assessorato alla Salute del Comune di Milano il 4 novembre scorso, con i dirigenti delle sei aziende ospedaliere milanesi e le forze dell’ordine, e minacciano un esposto alla Procura. Sono i consiglieri comunali dell’opposizione Giuseppe Landonio del Gruppo Misto e vicepresidente della commissione consigliare Salute, Ines Patrizia Quartieri, consigliere comunale indipendente di Rifondazione comunista e presidente della commissione consigliare Pari opportunità, che sostengono come le liste dei nomi dei pazienti «socialmente pericolosi» richieste per un monitoraggio dal «tavolo» costituiscano una violazione della privacy. «L’assessore Landi si è spinto in là chiedendo ai dirigenti dei vari CPS di fornire i nomi delle persone socialmente pericolose, violando quindi gli articoli 621 e 622 del codice penale e autorizzando così il principio secondo cui sia possibile marchiare alcune persone». Alcuni responsabili dei servizi, infatti hanno fornito i nomi di 28 pazienti, con tanto di diagnosi, al direttore dell’unità operativa di psichiatria.
«L’amministrazione comunale alimenta le paure e fingere una protezione basata sulla muscolarità e sul pugno duro, invece che tutelare i cittadini». Insomma il discorso è che il tavolo prevenzione pericolosità sociale, secondo Landonio e la Quartieri, assimila «la salute mentale a una questione di ordine pubblico, l’ennesimo dopo quello dei rom, delle prostitute e dei tossicodipendenti». Duplice il danno: così si stigmatizzano le persone con disturbi mentali e si fa perdere il rapporto di fiducia tra pazienti, famiglie e istituzioni.
L’assessore alla Salute Gianpaolo Landi di Chiavenna non ci sta e smentisce le accuse: «Dal mio assessorato non è mai partita alcuna richiesta ai dipartimenti di salute mentale circa i nomi dei soggetti pericolosi. Al contrario il direttore dell’Unità operativa di Psichiatria, per motivi clinici, ha tutto il diritto di conoscere i pazienti in carico ai vari CPS per poterli meglio seguire. Il fine è rilevare il sommerso e seguire e curare meglio quei pazienti che rischiano di mettere a repentaglio la loro sicurezza e quella altrui. Nel documento, infatti, si parla di raccolta di dati e non di nomi». Claudio Mencacci, direttore della Psichiatria del Fatebenefratelli conferma: «Nel mio dipartimento non ho ricevuto alcuna richiesta di nominativi di pazienti». Carlo Altamura, direttore di Psichiatria del Policlinico: «In corso un’indagine interna per identificare i malati più aggressivi».
«La polemica dell’opposizione è strumentale - conclude Landi -: il nostro obiettivo è avere un maggiore monitoraggio dei malati psichici, che spesso vengono abbandonati a se stessi».