Liste e candidati, a sinistra volano gli stracci

Appello di Caputo a Rutelli: «Intervieni per proteggere i riformisti laici»

Gianandrea Zagato

Quando per il Senato è spuntata la candidatura di Gianfranco Mazzani al direttivo cittadino della Margherita sono volati pure i portacenere insieme agli insulti. E sul tavolo è spuntato pure un vecchio ritaglio stampa, tanto per rinfrescare la memoria sul passato dell’attuale responsabile degli enti locali della Margherita.
Già, Mazzani negli anni Ottanta, fu coinvolto nello scandalo Codemi - una sorta di tangentopoli ante litteram scoperchiata dal duo Tonino Di Pietro e Piercamillo Davigo - con l’accusa firmata dall’architetto Bruno De Mico di avergli allungato più di seicento milioni di vecchie lire. Curriculum di chi, fino al 1979 era segretario del ministro delle Poste Vittorino Colombo e oggi si ritrova condannato dalla Cassazione a tre anni e tre mesi per «millantato credito». Residuo rimasto, attenzione, solo sulla carta dopo la caduta di capi d’imputazione ben più pesanti (corruzione, concussione e finanziamento illecito): infatti, Mazzani ha usufruito di ben due condoni e, quindi, può tranquillamente sostenere di avere immacolati sia il certificato penale che quello dei carichi pendenti. Ma per i «margheriti» ambrosiani quella sentenza non si cancella quando si tratta di aspirare al Parlamento.
E così Nando Dalla Chiesa e Paola Danuvola hanno gridato allo scandalo per il biglietto di sola andata per Roma che Mazzani avrebbe già in tasca. Giustizialismo cattolico che ha trovato anche sponda all’interno della direzione provinciale del partito di Francesco Rutelli, dove l’ex presidente della Provincia Livio Tamberi avrebbe sollevato dubbi e perplessità sulla discesa in campo di Mazzani che, attualmente, presiede il consiglio d’amministrazione di Cap Holding (società di coordinamento del servizio idrico della Provincia di Milano, ndr).
Ma a provocare il mal di pancia dentro la Margherita - ufficialmente ha designato per Roma solo Arturo Bodini e Roberto Zaccaria - non c’è solo il caso Mazzani. Spunta anche la questione dei «tanti socialisti, laici e riformisti che hanno già aderito alla Margherita» ma che non sono affatto tenuti in debita considerazione, «la candidatura di Carlo Fontana con i Ds la dice lunga». Denuncia firmata da Roberto Caputo - dopo la decisione di mettere capilista al Senato la scienziata Paola Binetti - che reclama l’intervento di Rutelli «nella speranza che non sottovaluti questa richiesta di rappresentanza, rischiando di disperdere un elettorale consistente e importante». Come dire: la «pesa» del bilancio per il Comune non può premiare solo gli uscenti - Andrea Fanzago, Fabrizio Spirolazzi -, il primo dei non eletti in Regione - Paolo Danuvola -, e, magari, Alberto Mattioli, vicepresidente della Provincia, che sta giocando il tutto e per tutto pur di bypassare quel documento ad personam della direzione cittadina che impedisce agli assessori in carica in Provincia di candidarsi in altre assemblee.
Clima infuocato che suggerisce quindi al figlio dell’ex diccì Luigi Granelli, Marco, di puntare sulla lista civica dell’ex prefetto Bruno Ferrante. Che non riuscendo a convincere nomi pesanti a sostenerlo si accontenta di incassare il «sì» alla candidatura dei suoi supporter di sempre, come Carlo Montalbetti dei comitati di quartiere e Mario Furlan dei City Angels.