Liste elettorali, inchiesta chiusa Il pm chiederà sette rinvii a giudizio

Avrebbero indotto l’ufficio elettorale regionale della Corte d’appello e quello Circoscrizionale del Tribunale di Milano a convalidare delle firme false per Alternativa Sociale, Lega Padana Lombardia e No Euro-Banchieri, in occasione delle elezioni regionali dello scorso aprile. Per questo il pubblico ministero Francesco Prete chiederà nei prossimi giorni il rinvio a giudizio per sette consiglieri comunali e provinciali, indagati a vario titolo di falsità nelle autenticazioni delle sottoscrizioni per la presentazione delle liste elettorali e di falso per induzione.
Le indagini della Digos, su delega del pm, erano iniziate a partire dai 2.800 nominativi autenticati in soli tre giorni dal consigliere di Italia dei valori a Palazzo, Marino Giuliana Carlino - anch’essa indagata -, dei quali 1.900 solo nell’ultimo giorno. Nomi che sarebbero stati presi dagli albi professionali di architetti, avvocati e giornalisti, e a cui sarebbero stati affiancati falsi numeri di carte di identità.
Per quanto riguarda la lista di Lega Padana Lombardia, collegata con il partito Noi Pensionati ad Alternativa Sociale, le firme sarebbero state invece autenticate da un cancelliere della Corte d’appello risultato poi inesistente.
Diversi i consiglieri iscritti nel registro degli indagati. Otto di questi, a cui è stato contestata la falsità nelle sottoscrizioni, hanno già pagato un’oblazione, istituto giuridico che permette di estinguere il reato attraverso il versamento di una somma di denaro.
La pena prevista per il reato di falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, invece, prevede la reclusione da uno a sei anni. Nel caso specifico, l’eventuale condanna sarebbe però inflitta a chi ha indotto al falso il pubblico ufficiale, presentando le firme false.