Liste, incontro premier-Napolitano Il Colle frena sul decreto, slitta il Cdm

Si lavora per sbloccare l'impasse che ha causato il caos liste elettorali. In serata incontro Berlusconi-Napolitano, rinviato il consiglio dei ministri. Ipotesi di un decreto interpretativo delle norme per la presentazione delle liste. Il premier: "Interpretazione
eccessivamente fiscale nei confronti delle nostre liste". Il Colle: "Situazione fluida". Ma Bersani: "E' inaccettabile"

Roma - Faccia a faccia tra il presidente del Consiglio silvio Berlusconi e il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano sul caos delle liste elettorali in Lazio e Lombardia, incontro di un'ora per vagliare le ipotesi sul tappeto, con Napolitano che frena e il Consiglio dei ministri straordinario che, invece, dopo l'incontro, è stato rinviato al giorno dopo. Tra le possibilità prospettate da Berlusconi, un ddl per ammettere tutte le liste escluse o una legge che sposti il voto. "A Roma e a Milano abbiamo subito un sopruso", ha detto prima dell'incontro il premier. Che ha aggiunto: "Abbiamo mandato i nostri soldati in Afghanistan e Iraq per garantire il diritto di voto e poi a noi impediscono di votare in Italia". Intanto la Corte d'Appello di Roma ha riammesso il listino della candidata alle regionali del Lazio Renata Polverini. I giudici hanno accolto il ricorso contro l'esclusione.

Il premier al Quirinale Berlusconi ha incontra il presidente della Repubblica accompagnato da Gianni Letta. All'incontro presenti anche i ministri Roberto Maroni, Roberto Calderoli e Ignazio La Russa. Dopo l'incontro, il Cdm straordinario non si è tenuto ed è stato rinviato, a quanto è dato sapere, a domani pomeriggio. Fonti del Quirinale rispondono con un secco 'no comment' alla domanda su come fosse stata accolta dal presidente della Repubblica le proposte formulate da Berlusconi in merito alle liste per le regionali, proposte che contemplano anche il ricorso ad un decreto legge. Il presidente del Consiglio, secondo quanto si è appreso, avrebbe proposto un decreto legge che fisserebbe nuovi termini per gli adempimenti relativi alla presentazione delle liste per le elezioni regionali. Domani il consiglio dei ministri, previsto per le 18, potrebbe esaminare un decreto interpretativo delle attuali norme per la presentazione delle liste. Sarebbe questa, secondo fonti parlamentari del Pdl la strada alternativa che Silvio Berlusconi intendete provare a perseguire per risolvere l'impasse sulle liste. A questo scopo ci potrebbe essere un incontro tra i tecnici del governo e quelli del Quirinale.

Vertice a Palazzo Chigi Dopo l'incontro con il Capo dello Stato Berlusconi ha fatto rientro a Palazzo Chigi per un vertice con Gianni Letta, Ignazio La Russa, Roberto Maroni e Roberto Calderoli (già con il premier all'incontro con il Presidente della Repubblica), Claudio Scajola, Renato Brunetta, Sandro Bondi, Denis Verdini. "La soluzione non ce l'abbiamo ancora, appare evidente, ma ci stiamo lavorando tutti", dice Denis Verdini, coordinatore nazionale del Pdl, lasciando Palazzo Chigi al termine della riunione. "Si tratta di trovare una soluzione a un problema che attiene alla vita democratica di un Paese - aggiunge Verdini - e non soltanto il centrodestra".

Il Capo dello Stato: "Situazione fluida" "Ancora non c’è nulla di definito, in alcun modo. Quando arriverò a Roma stasera, vedrò", ha detto il presidente della Repubblica senza sbilanciarsi sulla concretezza della "soluzione politica" che si è fatta avanti quest'oggi. "Se qualcuno mi spiega cos’è, e da parte di chi e su che cosa, la esaminerò", ha continuato Napolitano lasciando Bruxelles per fare rientro a Roma. L’arrivo al Quirinale è previsto per questa sera, intorno alle ore 20. In ogni caso, il premier porterà a Napolitano, intorno alle 21 di questa sera, un pacchetto di proposte che il Capo dello Stato dovrà vagliare. Poi, intorno alle 22, sarà convocato il Consiglio dei ministri. Secondo quanto si apprende la maggioranza avrebbe sondato in proposito anche le forze d’opposizione, ottenendo l’ok dall’Udc. Sempre fonti della maggioranza spiegano che anche Napolitano gradirebbe che i cittadini potessero esprimere il loro voto.

Berlusconi: "Subito un sopruso" Secondo quanto si apprende da fonti di governo, Berlusconi avrebbe definito un "sopruso" l’esculsione delle liste a Roma e in Lombardia. "Basta polemiche inutili, dobbiamo difenderci uniti contro chi continua ad attaccarci - ha detto Berlusconi - c’è stato semplicemente chi ha osteggiato fisicamente la presentazione delle nostre liste. Certo, è evidente l’eccessiva fiscalità, ma ci sono ora delle soluzioni. L’importante è non criminalizzare nessuno, neanche i rappresentanti delle liste e soprattutto il partito". All’ufficio di presidenza del Pdl lancia un appello all’unità, il premier non rivela qual’è la soluzione ma spiega che "c’è il modo per far votare i nostri cittadini in Lombardia e nel Lazio".

La leggina per il rinvio Si fa sempre più concreta l’ipotesi di una leggina bipartisan per far slittare la data del voto. Contatti avanzati tra maggioranza e opposizione per arrivare in parlamento al più presto. Niente decreto, ma la strada della leggina sarebbe considerata percorribile da entrambi gli schieramenti. In realtà è proprio il segretario del Pd, Pierluigi Bersani, a franare la maggioranza sbottando: "Se la facciano da soli". Il Cavaliere dice di temere moti di piazza e per non surriscaldare il clima potrebbe non partecipare alla manifestazione indetta oggi da Renata Polverini. Ma le elezioni potrebbero slittare solo in caso di "placet" del Pd e delle altre forze dell’opposizione. Del resto ieri sera Luciano Violante aveva fatto capire di ritenere possibile una via d’uscita bipartisan.

Berlusconi: "Dl? C'è un precedente" "C’è un precedente del ’95, si potrebbe procedere con quello". Il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, ieri sera ha terminato la riunione con i coordinatori del Pdl per poi ricevere alcuni senatori a palazzo Grazioli. Ci sono - questo il ragionamento - i termini per riaprire i termini della presentazione delle liste. "E' vero, è una situazione assurda e bisogna fare assolutamente qualcosa - ha detto Berlusconi - ne voglio parlare con Napolitano. E' una persona saggia, domani vorrei incontrarlo. Il problema è che la situazione potrebbe sfuggirci di mano, serve una collaborazione tra istituzioni per risolvere la questione". Il Cavaliere è tornato più volte sull’argomento delle liste respinte nel Lazio e in Lombardia: "E' vero, ci sono stati degli errori, ma ora credo che ci sia una chiara volontà di attaccare me, il Pdl e il governo". 

La Lega: "Soluzione politica" Nei giorni scorsi si era espresso contro anche il ministro dell'Interno Roberto Maroni, ma oggi il ministro delle Riforme Umberto Bossi ha corretto il tiro ridisegnando la posizione della Lega Nord: "E' una cosa urgente ma lasciamo stare il decreto. Si troverà una soluzione politica". In tarda mattinata il Senatùr e i principali esponenti del Carroccio ha incontrato il premier a Palazzo Grazioli proprio per fare il punto sulla situazione. Subito dopo nel quartier generale del leader del Pdl è stata la volta dei numerosi componenti dell’Ufficio di presidenza del partito. "Adesso l’importante è parlare con il presidente Napolitano - ha spiegato Calderoli - nell’incontro a Palazzo Grazioli abbiamo vagliato tutte le possibilità in maniera preliminare. Ma a questo punto ci deve essere un incontro con il presidente della Repubblica, per parlare sia del merito della vicenda sia degli strumenti, alla luce della straordinarietà di quel che è accaduto".

Opposizione all'attacco L'opposizione non lascia margini d'intesa su un'eventuale soluzione politica al caos delle liste. Il primo a frenare è il segretario Pd, Pierluigi Bersani, che invita il centrodestra a "riconoscere le proprie responsabilità", affidarsi al Tar e agli altri organi "di garanzia" ed evitare soluzioni che violino la "parità di condizioni". E accusa: "Qualsiasi operazione in corso d’opera sarebbe inaccettabile. Abbiamo cinque gradi di giudizio, vogliamo lasciarli lavorare? Non si permettano di fare minacce, perchè questa se la sono cercata loro". Fermamente contrario anche il leader Idv, Antonio Di Pietro: "Fare un decreto legge ex post, per sanare una illegittimità ex ante, è una strada seguita già troppe volte nel nostro Paese, per favorire il presidente del Consiglio nelle indagini e nei processi in corso". "Farlo addirittura riguardo alla legge elettorale - conclude l'ex pm - ci sembrerebbe davvero un golpe".

Milioni a Palazzo Chigi "Sono un sosia, non credo che vedrò mai Berlusconi". Alfredo Milioni, presidente del XIX Municipio della Capitale finito nella bufera in seguito alla vicenda della lista del Pdl per la provincia di Roma per le prossime elezioni regionali, risponde così ai cronisti che lo intercettano all'ingresso di palazzo Chigi. Milioni è arrivato nella sede del Governo con una cartella di fogli in mano, ma all'uscita i giornalisti hanno notato che l'esponente del Pdl non aveva più nulla. I giornalisti iniziano a seguirlo per tutta piazza Colonna chiedendo, con una battuta, se fosse venuto a presentare qualche lista. Lui ride e poi risponde: "Volete una frase cattiva? - dice rivolto ai cronisti - Vi dico che la vendetta è un piatto che va mangiato freddo".