Liste Pd, l'ira della Bonino: "Rispetti i patti"

Veltroni: "Primi a presentare le liste". I Radicali: "Proposta non mantenuta, ma non rompiamo l'accordo". L'ex sindaco minimizza. Polemica anche sul no a Lumia. Il leader Pd avvicina il Pdl: "Ridotto a 4 punti il distacco" e dice: "Se è pareggio, riforme insieme poi al voto". E difende Bassolino

Roma - Veltroni non fa in tempo a vantarsi di aver "presentato per primi le liste con una settimana di anticipo" che scoppia la grana Radicali. Emma Bonino dalle onde di Radio Radicale si scaglia contro il leader del Pd: "Ieri sera era stata data scritta a mano la lista dei candidati radicali ed emerge chiaramente che la proposta da loro fatta dei nove eletti non è mantenuta". Il ministro va oltre: "Chiediamo e vogliamo la certezza che il Pd sia coerente con la proposta che ci ha fatto". Perché, ha osservato Bonino, "a oggi risultano inaffidabili". Quindi la minaccia: "Non intendo candidarmi capolista in Piemonte perché non sono un soprammobile, da loro sbrecciato, che si può prendere e spostare dove vogliono".

La replica alla Bonino "Ci sono, ci sono". Dagli studi di Porta a Porta Veltroni risponde alla Bonino che minaccia di non candidarsi perché nelle liste delle candidature approvate ieri dal Pd non ci sarebbero i nove eletti radicali promessi nell’accordo. Il candidato premier del Pd non entra nel merito, ma assicura che "staranno approfondendo quelli che si occupano delle liste".

I Radicali: "Restiamo" I Radicali "non rompono" con il Pd, ma chiedono al partito di Veltroni "che siano rispettati i patti". Lo dice Marco Pannella in una conferenza stampa alla Camera. Pannella ha spiegato che i nove esponenti radicali che, secondo gli accordi, correranno nelle liste del Pd, "dovranno essere messi nelle condizioni di poter essere eletti e quindi devono essere messi in lista subito dopo i capilista. Se saranno eletti solo otto dei nove - ha aggiunto Pannella - il patto è tradito. Pacta sunt servanda, noi chiediamo garanzie: e la garanzia è dare ai nove candidati radicali una posizione protetta e privilegiata".

Il caso Lumia Dalle liste del Pd restano fuori nomi eccellenti come Ceccanti, Lumia e Gawronski. Ma è il secondo a innescare forti polemiche. Roberto De Benedictis, deputato regionale del Pd, attacca Veltroni proprio per aver escluso Beppe Lumia facendo "posto a sconosciuti". "Io sono refrattario all’idea che ciascuno consideri se stesso l’antimafia. L’antimafia è una pratica e non una persona", ribatte seccato il leader del Pd assicurando che Lumia sarà "sicuramente" nel suo staff.

Sondaggi Precisa di non avere sondaggi suoi, ma di rilevare che in tutti i sondaggi che vengono effettuati in questi giorni, il distacco tra il Pd e il Pdl si è ridotto a quattro punti percentuali. Il segretario dei democratici, Walter Veltroni, ospite di Porta a Porta, commenta gli ultimi sondaggi effettuati da Renato Mannheimer: "Come si vede nei sondaggi tra le due coalizioni - Pdl più Lega e Mpa di Lombardo e Pd con Idv - la differenza è di 6,5 punti percentuali. Ma bisogna notare che la differenza tra i due grandi partiti, cioè Pd e Pdl, è di quattro punti". Inoltre, aggiunge Veltroni, "bisogna anche tener conto degli indecisi e delle percentuali di errore statistico". Insomma, "in media tutti i sondaggi danno tra i 6-7 punti percentuali di distacco tra le coalizioni, ma solo 4 tra i due partiti". E poi, "c’è una bella differenza di coesione tra l’alleanza Pd-Idv , che ha sottoscritto il programma e darà vita ad un solo gruppo parlamentare, con quella tra Pdl e Lega, divisi su molti temi".

Pareggio elettorale Nel caso in cui le elezioni politiche si dovessero concludere con un pareggio tra Pd e Pdl il nuovo parlamento si dovrebbe occupare dell’approvazione delle riforme istituzionali per poi tornare nuovamente alle urne: "Spero che gli italiani saranno talmente saggi da dire con il loro voto quello che la politica non ha detto, cioè dare a uno dei due schieramenti, spero al mio, la possibilità di governare. Se così non sarà, bisognerà fare le riforme e poi ritornare al voto" ha detto Veltroni. Poi è tornato a contestare la scelta di Berlusconi e del centrodestra di non appoggiare un governo guidato dal presidente del Senato Franco Marini finalizzato a riformare la legge eletorale dopo la caduta dell’esecutivo Prodi, affermando che questo comportamento "segna la differenza tra un uomo politico che pensa al suo partito e un uomo di Stato che pensa al bene del Paese".

Bassolino "Antonio Bassolino non deve dimettersi durante questa fase di emergenza di rifiuti. Ma una volta risolta l’emergenza, bisogna aprire una fase nuova che segni la discontinuità". La pensa così il segretario del Pd che, durante la registrazione di Porta a Porta, spiega: "Ci vuole un segno di forte discontinuità. Si deve capire che da qui a qualche mese in Campania si aprirà una fase nuova. Bassolino - sottolinea Veltroni - ha ragione a dire ora non me ne vado finchè ci sono i rifiuti per strada. Risolviamo il problema, ma poi avviamoci a dare un forte elemento di discontinuità, molto profonda".