Le liste sbagliate, il Pdl, i panni sporchi e i litigi sui giornali

(...) del centrodestra nel listino. Personalmente, ritengo Dotta una persona perbene e credo che se Biasotti si fosse circondato di tanti Dotta e lui stesso fosse stato un po’ più Dotta, probabilmente non avrebbe perso nemmeno cinque anni fa. Poi, detto questo, è chiaro che Dotta («il portaborse di Biasotti» nel linguaggio un po’ crudo dei titoli di giornale), non è un raffinato politologo, nè un tecnico della legislazione regionale. Il problema è che, insieme a Dotta, nel listino, c’è un po’ poca società civile. E manca un nome forte come, ad esempio, è quello del presidente del Parco delle Cinque Terre Franco Bonanini nel listino di Burlando (peraltro, l’unico nome su cui si sono messi d’accordo).
Secondo: le donne in lista. Sono davvero poche. Cinque, su quaranta nomi. La consigliera regionale uscente dell’Udeur e coordinatrice savonese del Pdl Roberta Gasco; l’imprenditrice Cristina Barabino a Imperia; e a Genova la ragioniera Maria Teresa Viceconti, l’ex insegnante Alessandra Buonvicini e la capogruppo in consiglio comunale di Genova Raffaella Della Bianca. Poche, ma buone, certo. Raffaella, fra l’altro, si sta muovendo moltissimo, incalzando la giunta Vincenzi un giorno sì e l’altro pure, e ha una caratteristica preziosa in politica: si documenta prima di parlare. Però, nonostante il valore assoluto di candidature così, sempre poche restano.
Terzo: la lista di Savona. Probabilmente è stato giusto recuperare Rosavio Bellasio, che può portare il valore aggiunto di voti del gruppo che fa capo a Franco Orsi. Ma quattro candidati su sei sono della riviera di Ponente. E, se è vero che le liste civiche di Biasotti hanno giustamente recuperato due consiglieri regionali come Matteo Marcenaro e Graziano Falciani, è anche vero che nella lista del Pdl Falciani avrebbe portato il valore aggiunto della Valbormida, ora un po’ scoperta nella lista ufficiale del Pdl.
Quarto: la lista della Spezia. Qui ci sono i problemi più seri. Perchè quattro candidati su quattro sono spezzini doc, lasciando scoperte due aree come la Val di Magra (dove Renzo Guccinelli, che comunque avrebbe fatto il pieno di voti, rischia di non avere rivali, nè a destra, nè a sinistra) e soprattutto la Val di Vara, serbatoio di voti moderato della provincia spezzina. Nella lista originaria dei candidati, c’era Claudio Galante, storico e amatissimo sindaco di Brugnato, primo dei non eletti nella scorsa tornata elettorale. Perchè Galante è sparito dopo il make up romano delle liste? Certamente, non è una scelta che rinforza la lista spezzina. Così come non la rinforza ignorare completamente Sarzana e tutto ciò che ruota attorno a Sarzana.
Non a caso, i maldipancia più forti sulle liste sono arrivati proprio da quelle zone. E ad interpretarli con più irruenza è stato Gino Morgillo, vicepresidente del consiglio regionale, che ha sparato a palle dialettiche incatenate contro i criteri di composizione della lista e contro il coordinatore regionale Michele Scandroglio.
Ora, io credo che Morgillo abbia ragione nel merito delle critiche alla lista. E credo anche che il ruolo di Morgillo nel Pdl spezzino sia insostituibile. Interviene, polemizza, fa a sportellate con Burlando, si butta nelle polemiche anima e corpo. E anche in consiglio regionale è uno di quelli che si muove meglio: sa fare opposizione, alterna temi forti a polemiche più leggere e, soprattutto, è stato un ottimo capogruppo del fu gruppo di Forza Italia. Insomma - al netto delle polemiche locali e di alcune scelte che si possono anche non condividere - di Morgillo ce ne vorrebbero molti di più. Tanto che, se votassi alla Spezia, probabilmente lo sceglierei.
Detto questo, proprio perchè ho stima e amicizia per Morgillo, credo che la veemenza e la passione della sua polemica sulle liste, meritasse miglior causa. Soprattutto, penso che le polemiche all’interno del Pdl sia meglio farle dopo la festa (spero) del 29 marzo, lavando i panni sporchi in famiglia. E riservare la passione polemica tutta per attaccare il centrosinistra.