Liste, scoppiano le rivolte nei Ds A Bobo Craxi un seggio nell’Ulivo

Nella Quercia polemiche per le scelte della segreteria. Napolitano: troppe oligarchie

Marianna Bartoccelli

da Roma

Sarà un weekend di fuoco: nell’uno e nell’altro polo dovranno essere definite le liste elettorali entro lunedì mattina. Tranne la Rosa nel Pugno, che ha già le liste pronte per poter raccogliere le firme necessarie alla presentazione. Ma per ogni altro partito è la volata finale. Ci sarà da litigare non solo per le liste, ma anche per la cosiddetta quota da «diritto di tribuna», i candidati blindati che ogni leader vuole essere sicuro di portare in Parlamento. Prodi ha 15 fedelissimi da sistemare.
Berlusconi, che ne ha altrettanti, dovrà far fronte soprattutto alle richieste dei tanti partitini che si è assicurato dalla sua parte: tre per il Movimento per l’autonomia di Raffaele Lombardo (che comunque non si candida), uno alla Dc di Rotondi, un altro ad Alternativa sociale, un altro ai repubblicani e così via. Sul tavolo la possibile candidatura di Gianni Letta e l’inserimento di alcune donne di primo piano. Possibile l’elezione di Mariella Bocciardo, prima moglie di Paolo Berlusconi.
E a proposito di donne, sono quelle dei Ds in Sicilia che, con una vera e propria denuncia alla commissione di Garanzia, chiedono di non approvare le liste così come sono state preparate. Denunciano che le donne nelle liste siciliane bisogna cercarle con attenzione, e dopo un elenco di nomi rigidamente maschili (da Prodi a Sergio Mattarella, da Violante a Latteri) di peso che si assicurano l’elezione. Un problema in più per l’Ulivo che deve fronteggiare in ogni Regione il malumore dei «locali» che si sono visti catapultare da Roma troppi nomi imposti. Giorgio Napolitano accusa «le oligarchie nazionali e locali che fanno il bello e il brutto tempo».
Lamentele anche dalla componente repubblicana che schierava almeno cinque nomi di peso nella passata legislatura (Giuseppe Ayala, Franco Debenedetti, Stefano Passigli, Giorgio Bogi) e che stavolta invece, oltre a riconfermare Andrea Manzella che fa partita a sé, si ritrova solo con i nomi di Maria Abbrunato e Massimo Livi Bacci che, come si legge nel sito dell’Unione, «esprimono esperienza di riformismo repubblicano». Peccato che Livi Bacci provenga dal vecchio Psdi. Bobo Craxi annunzia che ha chiuso l’accordo con Piero Fassino e sarà candidato in Lombardia nell’Ulivo in quota Ds. Gianni Cuperlo, esponente della segreteria nazionale della Querica, ha deciso di cedere il suo posto di candidato primo della lista in Friuli a un rappresentante della minoranza slovena, il senatore uscente Milos Budin. Con lui ci sarà anche Rosy Bindi. Cuperlo andrà al sesto posto. Una new entry di rilievo quella del professor Ignazio Marino, noto medico esperto in trapianti, candidato dai Ds al Senato nel Lazio.
Dopo un minimo di riposo per la fatica americana, Silvio Berlusconi ha presieduto un vertice di Forza Italia nella notte per guardare le liste accuratamente abbozzate dai suoi coordinatori, Sandro Bondi e Fabrizio Cicchitto. Dovrà leggere anche i dossier preparati da Elio Vito e Renato Schifani, una sorta di test di valutazione, dalle presenze in aula all’attività svolta, di ogni parlamentare uscente. Berlusconi sarà candidato numero uno in ogni lista della Camera, e se alcuni numeri due sono certi, come Miccichè in Sicilia, non così in Toscana dove la partita è tra Paolo Bonaiuti e Sandro Bondi.
Si fatica anche in casa Udc e viene ringraziato dal segretario Cesa il deputato uscente Silvio Liotta che rinunzia alla candidatura. Liotta diventò famoso quando con il suo voto determinò la caduta del governo Prodi. Già quasi tutti definiti i 12 candidati per la Camera (sei per il Senato) per cui dovranno votare gli italiani all’estero. In Europa 1 la testa di lista è fatta da Stefano Borletti, presidente della Banca del Gottardo, per Forza Italia e da Massimo Romagnoli, imprenditore siciliano residente ad Atene, per An.