Listini euforici, in Europa rialzo da 400 miliardi

Rimosse come in una seduta psicanalitica collettiva le paure di recessione, le ansie da deflazione e le angosce da consumi flettenti, le Borse mondiali si lasciano trascinare dall’euforia dopo il salvataggio da oltre 300 miliardi di dollari di Citigroup. Il messaggio implicito contenuto nell’intervento di soccorso - nessuna grande banca sarà lasciata fallire - è stato subito colto dai mercati, al punto da annullare le cattive notizie giunte ancora una volta dal settore immobiliare e le fosche previsioni sulle vendite del Giorno del ringraziamento.
Chiusa Tokio per festività, è toccato all’Europa riprendere il filo del rialzo dopo il rally con cui, venerdì scorso, Wall Street aveva salutato le prime indiscrezioni sulla nomina a segretario del Tesoro del numero uno della Fed di New York, Timothy Geithner. Unico rovescio della medaglia, la crescita dei prezzi del petrolio di oltre il 9%, a 54,5 dollari il barile. I progressi dei listini si sono via via amplificati nel corso della mattina, per consolidarsi dopo l’apertura nettamente positiva della Borsa Usa. A fine seduta, il Vecchio continente ha recuperato 400 miliardi di euro di capitalizzazione, una cifra notevole garantita da rialzi che hanno anche superato, come nel caso di Francoforte e Parigi, il 10 per cento. Non meno deciso il rimbalzo di Londra (più 9,84%), galvanizzata tra l’altro dal piano da 20 miliardi di sterline con il taglio dell’Iva al 15% deciso dal governo. Una contromisura presa nel tentativo di attenuare effetti recessivi destinati a continuare l’anno prossimo, periodo in cui il Pil potrebbe subire una contrazione tra lo 0,75 e l’1,25 per cento.
L’effetto Citi si è fatto sentire anche a Piazza Affari, dove il recupero del Mibtel è stato pari al 6,66% a 15.479 punti, mentre lo S&P/Mib ha segnato un incremento del 7,37% a 19.899 punti. Per entrambi gli indici, scorrendo gli annali di Borsa Italiana, si tratta della quarta migliore performance del 2008. Per l’indice telematico, in particolare, è la quinta migliore seduta dal 1994, mentre per lo S&P/Mib lo è dal 1998.
Wall Street ha salutato con favore le parole del presidente George W. Bush, che, dopo essersi consultato con il suo successore Barack Obama, ha anticipato «altre decisioni simili a quella del salvataggio di Citigroup». Quanto a Obama, ha invocato per gennaio un «piano economico aggressivo» per far fronte alla crisi, un piano di stimolo dell’economia da attuare «subito» (si ipotizza una cifra tra i 500 e i 700 miliardi di dollari), e ha ricordato come il settore dell’auto vada aiutato ma senza firmare «un assegno in bianco». Obiettivo, salvare 2,5 milioni di posti di lavoro entro il gennaio 2011. Gli investitori hanno così rotto gli indugi e il Dow Jones ha chiuso in rialzo del 4,9% e il Nasdaq del 6,3 per cento.
L’economia Usa resta tuttavia sotto stress, in particolare nel settore del mattone, dove le vendite di case esistenti sono calate in ottobre dell’11,3 per cento. Magro si annuncia inoltre il Thanksgiving. Secondo una ricerca, le famiglie spenderanno solo 28,5 miliardi e gli acquisti il giorno dopo il Thanksgiving, quando i prezzi sono i più bassi dell’anno, accuseranno un calo del 3,3% rispetto al 2007. Ben Bernanke ha recitato ieri il mea culpa: «Abbiamo avuto torto - ha ammesso il leader della Federal Reserve - a dire che la crisi subprime sarebbe potuta essere contenuta».