L'Italia in Europa fa il pieno nelle coppe. E Roma torna capitale

Le nostre squadre sfiorano l'en plein: 5 vittorie e un pari All'Olimpico un girone e un quarto di finale di Euro 2020

Attesa dalle urne di Nyon l'avversaria del napoli

Stando ai numeri, nel senso dei risultati ottenuti dalle nostre squadre in questo primo giro di coppe europee, l'Italia ha rialzato la testa. Quella dei club, subito dopo quella di Conte. Non sarebbe male, visto e considerato che tale benessere non ci apparteneva da otto anni, e allora le vittorie furono addirittura sei su sei, mentre oggi il Torino si è fermato al pareggio facendo innervosire tifosi e anche l'allenatore Ventura. Preferirei non farmi prendere dall'entusiasmo, sollecitato ancora maggiormente dall'assegnazione a Milano della finale di Champions del 2016 e dal gentile omaggio dato alla capitale per l'Europeo itinerante del 2020, quando Roma sarà la sede di un girone e organizzerà uno dei quarti di finale.

Tutto ciò farebbe pensare a un paese delle meraviglie, effettivamente c'è qualche Alice ma meglio sarebbe usare la prudenza e attendere ulteriori sviluppi della pratica. Infatti le caramelle europee arrivano qualche ora dopo l'immondizia di Roma-Cska, tra tifosi nostri e loro, dentro e fuori dell'Olimpico. E arrivano dopo le aggressioni a Verona nei confronti di due tifosi napoletani colpevoli appunto di questa origine. Tralascio le prime multe per cori razzisti, tralascio i soliti canti volgari, mi chiedo se ai risultati ottenuti dalle squadre corrisponda una effettiva maturazione del nostro calcio. Direi proprio di no.

Se l'Italia ha riconquistato qualche posizione nel ranking mondiale non vedo uguale crescita nella sua cultura, o sedicente tale, calcistica e sportiva. Lascio da parte i guai di Schwazer ma mi domando che razza di Paese sia ormai questo dove non sono state sufficienti tredici votazioni per nominare due giudici per la Consulta o dove, a qualche mese dall'inaugurazione di Expo 2015, piovano avvisi di garanzia su illustri dirigenti della medesima manifestazione. Si ritiene che il calcio debba risolvere i problemi sociali, il razzismo innanzitutto, poi la violenza che ormai si è diffusa dovunque. I risultati della Roma o della Juventus, o delle altre quattro squadre in Euroleague, il doppio successo della nazionale che ha cambiato pelle e allenatore non possono essere il make up di una situazione generale di malessere economico, il fair play finanziario ha regole che vanno rispettate ma il fair play in quanto comportamento leale, corretto e rispettoso non trova cittadinanza in un mondo dove anche chi passa per profeta di un calcio pulito, vedi alla lettera Zeman, alla prima sconfitta parla dell'arbitro e delle sue sviste o che si spacca sul presidente federale o che litiga per i diritti televisivi come in un'assemblea condominiale.

Di sicuro, almeno in questo primo turno Uefa, le nostre squadre si sono fatte riconoscere per il risultato e non per le proteste, le isterie o le sconfitte. Ma adesso viene il bello. Adesso i due tornei Uefa entrano nella parte calda, così come il campionato incomincia a darsi una fisionomia. Per il momento è cosa bella e buona goderci i successi dei club e i regali dell'Uefa a Milano e Roma. Poi arriverà l'autunno e cadranno le prime foglie. O no?