L'Italia di Lippi ricomincia dall'Austria

Il ct azzurro: "Nel mio tridente vorrei vedere Del Piero sacrificarsi come fece Rooney del Manchester contro la Roma"

Nizza - Riportate indietro di due anni le lancette della Nazionale e capirete quasi tutto. Siamo a Nizza, nell'attesa di rivedere all'opera l'Italia campione del mondo. L'appuntamento, amichevole, con l'Austria trasferito da queste parti per banali motivi di botteghino, serve a riscaldare i motori della stagione che sgabbia ai primi di settembre: c'è da meritarsi il viaggio in Sudafrica nel 2010. Marcello Lippi è il ct tornato al comando, sulla panchina abbandonata e poi fortissimamente rivoluta: è un uomo felice, lo si coglie al primo saluto personale, gioca con i cronisti rilassato e non è solo merito del test di ieri mattina a Coverciano, apparecchiato dai suoi con lo spirito migliore, «quello di sempre» chiosa l'interessato. Che ammette in pubblico di «sentirsi ancora a casa», senza difficoltà.

Perciò, alla fine, non deve affatto meravigliare che stasera, qui a Nizza, ci siano nella prima nazionale del Lippi bis, nove esponenti della premiata ditta del 2006 nell'attesa che recuperino altri reduci del calibro di Toni e Cannavaro, Materazzi e Gamberini. E fa niente se non risulta agli atti alcuna telefonata dell'ex ct Roberto Donadoni: può arrivare in qualsiasi momento e non è di sicuro Lippi l'obiettivo dei suoi rimpianti, semmai certe frecciate del destituito ct bergamasco sono destinate alla sagoma di Abete, il presidente federale. Da Buffon a Gilardino, passando per Gattuso e Del Piero, l'Italia mondiale di Berlino è ancora qui che lotta insieme a noi e col ct nel rispetto sacro della formula «non si butta via niente di quel trionfo». Le uniche due presenze extra mondiale di Germania sono Bonera (Ancelotti spera che l'azzurro ne moltiplichi sicurezza e spessore) e Di Natale, l'unico dei donadoniani doc a conservare il posto. Il resto, con Dossena l'inglese, è il futuro che avanza e preme alle spalle del gruppo stagionato.

Qui allora (ri)comincia l'avventura nella speranza che vada come allora, agosto 2004, partenza dal profondo nord europeo, sconfitta in Islanda, qualche censura prima di volare verso Duisburg. «Vorrei vedere una squadra unita, compatta, capace di soffrire nei momenti difficili» spiega didascalico Marcellone sottopostosi volentieri a dieta durante l'estate. Il tridente subito disegnato, con Del Piero, Gilardino e Di Natale, non è uno sberleffo al calcio italianista: anche qui è il vecchio che ritorna senza revisioni né correzioni. «Mi affascina la Nazionale a tre punte con gli attaccanti che si mettono a disposizione della squadra come fece Rooney del Manchester United a Roma» è il paragone trasformato in un cavallo di battaglia. Il ct parla a nuora (stampa) perché suocera (Del Piero) intenda. La vera curiosità è legata semmai a una scelta popolare e indispensabile: mettere insieme De Rossi, Gattuso e Pirlo, i tre migliori centrocampisti a disposizione, senza farsi condizionare da improbabili incompatibilità tattiche.

Si gioca con il lutto al braccio per ricordare Franco Sensi, sei i cambi a disposizione, Camoranesi è l'unico indisponibile ma pochi hanno notizie attendibili sul conto del rivale. L'Austria, uscita malconcia dall'europeo e affidata alle cure di Karol Bruckner, antico precettore della Repubblica Ceca e di Nedved, è tutta da scoprire. (FOrd)