L'Italia: "Prendiamo atto, ma aspettiamo i partner Ue"

Il nostro governo "ha preso atto" della dichiarazione d'indipendenza delle
autorità kosovare, invita le parti alla "massima moderazione" e si
prepara ad una consultazione europea per valutare con grande attenzione
forme e modi di un prossimo ed inevitabile riconoscimento del nuovo
stato kosovaro

Roma - L'Italia "ha preso atto" della dichiarazione d'indipendenza delle autorità kosovare, invita le parti alla "massima moderazione" e si prepara ad una consultazione europea per valutare con grande attenzione forme e modi di un prossimo ed inevitabile riconoscimento del nuovo stato kosovaro. Alla Farnesina confermano una linea decisa da Massimo D'Alema ormai da settimane: quella della "ineluttabilità" del riconoscimento di Pristina dopo il fallimento di ogni tentativo negoziale. Riconoscimento che potrebbe arrivare anche in tempi abbastanza rapidi, una volta trovata una linea comune a Bruxelles. Naturalmente Roma guarda con estrema preoccupazione agli sviluppi che si potranno innescare nelle prossime ore in un'area geograficamente vicinissima all'Italia e nella quale sono impegnati quasi tremila militari e funzionari italiani.

Comprensibile quindi la prudenza con la quale si sta muovendo il Governo che oggi ha fatto sapere "di volersi riservare una decisione" ufficiale per domani, dopo un approfondito scambio di opinioni con gli altri Partner europei che a Bruxelles parleranno quasi esclusivamente di Kosovo. Ecco quindi venire dalla Farnesina un invito alla prudenza ed alla calma: "in questo momento ci auguriamo che entrambe le parti improntino il loro comportamento alla massima moderazione in modo che non vengano fomentate tensioni", ha spiegato all'ANSA una fonte diplomatica.

Domani alla riunione dei ministri degli Esteri dei 27 di Bruxelles si attende un dibattito aspro con il quasi certo dissenso di Cipro che vede l'indipendenza del Kosovo come un'autostrada aperta alle richieste di autonomia della parte turco-cipriota. Una lunga giornata che, anticipano le fonti, si potrebbe chiudere con un "documento minimalista" che avrebbe il merito di garantire libertà di movimento alle diverse posizioni in campo; o, addirittura, con una Dichiarazione della presidenza di turno slovena. Cioé attraverso il classico escamotage che si usa quando l'unanimità non è possibile. L'Italia è quindi pronta a riconoscere l'indipendenza del Kosovo, ma intende farlo assieme a Francia, Germania e Gran Bretagna e "senza strappi" con gli altri Paesi dell'Ue. Una decisione ormai assunta, che deve però essere calibrata con cura nei tempi e nei modi, per evitare di scavare un fossato con i sei membri comunitari - Cipro, Spagna, Grecia, Bulgaria, Romania e Slovacchia - fortemente critici sul nuovo status di Pristina.

Il passaggio politico fondamentale che permetterà alle cancellerie di Roma, Londra, Parigi e Berlino di inviare lettere formali di riconoscimento alle autorità kosovare sarà proprio la riunione di domani. A Bruxelles, oltre a decidere il calendario della missione civile che la Ue dovrà mandare nella regione, si cercherà di evitare di sancire il fallimento degli sforzi per arrivare ad una posizione unitaria di tutto il Continente. Obiettivo difficile, alla vigilia della riunione. Ma non si può fallire anche perché domani bisognerà coprire politicamente la decisione di inviare la missione europea di 2000 funzionari per garantire l'amministrazione civile del nuovo Stato. Una missione che vedrà l'Italia impegnata come primo contributore con 200 unità tra magistrati e carabinieri e che andrà ad affiancarsi alle truppe Nato della Kfor già operanti nella provincia a maggioranza albanese.

Sul fronte interno la situazione resta fluida ed il Governo riesce a gestirla ancora con una certa tranquillità, anche se Roberto Maroni, capogruppo della Lega alla Camera chiede la convocazione immediata del ministro degli Esteri Massimo D'Alema in Aula e ricorda che il Governo si è impegnato a riferire al Parlamento prima di riconoscere l'indipendenza del Kosovo. La sinistra radicale - Prc, Verdi e Pdci - boccia il riconoscimento del Kosovo giudicandolo "un altro grave vulnus al diritto internazionale, in violazione della Carta dell'Onu e della risoluzione 1244 che riaffermava la sovranità della Serbia sulla regione".

Ma la linea seguita da D'Alema incassa il consenso di quasi tutto il centrodestra. Solo qualche giorno fa, era stato il suo predecessore alla Farnesina, Gianfranco Fini, a sposare la condotta di D'Alema: "In una politica che divide, su questa questione quello che ha fatto D'Alema è sostanzialmente anche da me condiviso. Proprio perché D'Alema - aveva osservato il leader di Alleanza Nazionale - si è mosso sulla scia di una precedente posizione assunta dal governo di centrodestra".