L'Italia del rugby si affida al vecchio Griffen: primo non prenderle (troppe)

Dopo la figuraccia a Twickenham contro l'Inghilterra, il tecnico Nick Mallet richiama in servizio il mediano naturalizzato del Calvisano. Una scelta che trasuda sfiducia verso i giovani del vivaio azzurro

Nell'Italia del boom rugbistico non esiste un giovane mediano di mischia in grado di affrontare una sfida internazionale? L'interrogativo è d'obbligo dopo che il tecnico della Nazionale, Nick Mallet, ha convocato per la partita di domenica contro l'Irlanda il numero 9 del Calvisano Paul Griffen. Un veterano azzurro di grande esperienza ma non più giovanissimo (34 anni): e che proprio per questo era stato messo fuori rosa da Mallett, anche a costo di tentare lo sciagurato esperimento di Mauro Bergamasco (che a Twickenham ha fatto piovere sugli azzurri da parte della stampa inglese l'intraducibile appellativo di "underdogs"). «Non sono il salvatore della patria - dice oggi Griffen, comprensibilmente soddisfatto - ma quando ho ricevuto la telefonata del ct Nick Mallet mi è sembrato di tornare ragazzino. Dopo aver parlato con Mallet ero talmente carico di energie e adrenalina che avrei potuto correre anche una maratona È come se avessi quindici anni in anni in meno». Il problema è che quindici anni in meno Griffen non li ha e soprattutto non li dimostra. E dopodomani al Flaminio si troverà di fronte una cerniera dei tre- quarti da fare venire il malditesta anche a uno più giovane di lui: Thomas O'Leary mediano di mischia, Ronan O'Gara mediano di apertura, Brian O'Driscoll primo centro. Un terzetto che ha fatto vedere i sorci verdi ai francesi sabato scorso, e che oggi occupa probabilmente il top del rugby continentale. La sensazione è che dopo la figuraccia di Twickenham, Mallet abbia avuto ordini precisi dalle federazione: tentare il risultato ad ogni costo, anche abbandonando quegli esperimenti sulla «linea verde» cui il tecnico sta affidando i suoi faticosi tentativi di costruire un'Italia per il prossimo decennio (o almeno per i prossimi mondiali). Quindi meglio tornare alle certezze del passato che investire sul futuro. Nel secondo tempo a Twickenha, dopo che Bergamasco era stato lasciato impietosamente in spogliatoio, Mallet aveva schierato a mediano di mischia il giovane Toniolatti, e non era andato male. Ma a nessuno piace essere licenziato: e Mallet è il primo a sapere che se davvero (come i bookmakers ipotizzano) l'Italia uscisse dal Sei Nazioni 2009 con in tasca il «cucchiaio di legno» la sua panchina diventerebbe decisamente malferma.