«L'Italia valore aggiunto per noi Priorità? Prodotti e investimenti»


Piero Evangelisti

La lunga crisi dell'auto non risparmia nessuno, attraversando verticalmente tutte le fasce del mercato e mettendo a dura prova anche i solidi marchi premium, come Audi. Responsabile del brand dei quattro anelli in Italia è, da 6 mesi, Fabrizio Longo, e a lui chiediamo, prima di tutto, cosa sta succedendo nella parte più elitaria del mercato. «Non parlerei di crisi delle auto premium - esordisce Longo - perché i clienti di questa fascia non sono diventati improvvisamente poveri, sono soltanto più riflessivi su come spendono il loro denaro. Però, quando si hanno prodotti nuovi, dietro ai quali ci sono investimenti buoni, e questi prodotti vengono comunicati bene e posizionati in maniera intelligente il mercato italiano reagisce in manera positiva».
Che bilancio può fare dei primi sei mesi con Audi?
«Ho respirato, prima di tutto, la consapevolezza di un marchio che vive di prodotto e di investimenti, un dato molto confortante in un panorama mondiale dove molti stanno facendo i conti con le loro capacità di energia.
Per Audi è decisivo far parte di un gruppo, Volkswagen, che sta marciando nel tunnel della crisi in grande forma, ma ancora più importante è l'autonomia di cui Audi gode all'interno di un gruppo dove vige una governance, come si dice oggi, che premia le sinergie, ma anche tutto ciò che distingue un marchio in tutte le fasi in cui questo viene a contatto con il cliente».
Longo, nella sua carriera di manager, lei ha lavorato in diversi gruppi: Fiat, Lancia, Bmw, Toyota e ha guidato la filiale italiana della coreana Hyundai, prima di approdare alla galassia Volkswagen. C'è l'azienda ideale?
«Sulla base della mia esperienza posso dire che il mix ideale dovrebbe contenere la consistenza dei giapponesi, l'aggressività dei coreani - molto attuale - l'affidabilità dei tedeschi e la fantasia del brand italiano».
A proposito di italiani: Maserati, con le nuove Quattroporte e Ghibli, comincerà a dare fastidio ad Audi?
«Da italiano vedo con favore un marchio del mio Paese che torna competitivo e che sta affrontando un percorso lungo con convinzione, bisognerà vedere se sarà l'Europa il palcoscenico su cui le nuove vetture avranno maggiore successo».
Vi sentite avvantaggiati su certi mercati dai ritardi dei futuri nuovi modelli di Alfa Romeo?
«No, perché quello che fanno i concorrenti non ci riguarda, ovviamente; ma in questo momento noi siamo concentrati nel definire il nostro portafoglio di prodotti dei prossimi anni. Del prodotto una sales company ne beneficia, soprattutto, come nel nostro caso, quando le auto sono il risultato di grande lungimiranza, ciò su cui dobbiamo focalizzare la nostra attenzione è la rete, che dobbiamo accompagnare nel cammino attraverso il tunnel senza però cadere nell'assistenzialismo, ma favorendo un ricambio indispensabile e salvaguardando la parte sana a cui mostrare nuove, o poco sfruttate, aree di business».
Possiamo parlare della competizione con i rivali storici di Bmw e Mercedes-Benz?
«Con queste case automobilistiche ci confrontiamo con rispetto, ognuno ha il suo schema di gioco. Il nostro è quello di mirare a volumi, quote e profittabilità».
Quali sono le prospettive per Audi nei prossimi anni?
« Entreremo nel 2014 con l'incertezza segnalata dagli analisti puntando sul mantenimento di una quota che è in crescita da sette anni e mirando al continuo rafforzamento dell'immagine».
L'italianità di Audi group è un valore aggiunto?
«Sicuramente, soprattutto alla luce della selettività dei tedeschi. Con le controllate Ducati, Lamborghini e Giugiaro Italdesign la bandiera italiana sventola orgogliosa a Ingolstadt».