Lite in consiglio perché sono tutti d’accordo

Il consiglio regionale si anima nel finale, quando va in votazione la legge per la stabilizzazione dei precari. Sembra filare tutto liscio quando Nicola Abbundo, dei Moderati per il Pdl, fa notare che da parte della maggioranza non sono state recepite le promesse correzioni. Gino Morgillo, di Forza Italia, aggiunge che non c’è stato alcun accordo raggiunto con il governo per evitare che da Roma venga nuovamente impugnata la legge regionale, in palese contrasto con la legge e l’indirizzo del ministro Renato Brunetta. Il clima si fa incandescente. Claudio Burlando rinfaccia a Morgillo di aver preannunciato a mezzo stampa il ricorso del governo contro la Regione e Matteo Rosso propone di far slittare ancora di una settimana l’approvazione della legge per trovare la soluzione in accordo con lo stesso esecutivo, annunciando la disponibilità del centrodestra ad appoggiare il testo.
La maggioranza si spacca tra falchi e colombe. Chi urla alla vergogna (Luigi Cola, Pd) per il tentativo di far aspettare ancora sette giorni ai precari che attendono risposte da oltre 15 anni. Chi, come il rifondatore comunista Marco Nesci vorrebbe opporsi ma deve ubbidire alla giunta che si dice disponibile al rinvio. È ancora Claudio Burlando a far notare che però il rinvio chiesto dall’opposizione e accolto dalla giunta potrebbe dilatare i termini di un possibile ricorso del governo fino a luglio, quando dovrebbero entrare in vigore regole più rigide a danno dell’assunzione dei precari.
A togliere tutti dall’imbarazzo ci pensa Nicola Abbundo, che a sorpresa chiede la parola per dichiarare il proprio voto contrario allo slittamento. E coglie nel segno perché ottiene l’esito sperato: quello di far andare su tutte le furie la presidenza del consiglio e la maggioranza che si sentono presi in giro dall’improvvisa contrarietà di un esponente di opposizione alla richiesta della sua stessa parte. Il centrosinistra a questo punto rigetta lo slittamento e si vota. Il consiglio approva all’unanimità la legge, con tutti i voti del centrodestra, che si sottrae alle facili accuse di speculare sulla pelle dei precari, ma lascia alla maggioranza ogni responsabilità di un possibile nuovo ricorso del governo.