Lite in Consiglio sullo striscione anti-razzismo

La proposta del Pd di affiggere sulla facciata di Palazzo Marino, sede del Comune di Milano, uno striscione contro il razzismo non è stata accolta da Alleanza nazionale. E subito è scattata la polemica.
Tutto è nato dalla richiesta di Pierfrancesco Majorino, capogruppo del Pd, di sottoscrivere un ordine del giorno che invita l’amministrazione a esporre sulla facciata di Palazzo Marino la scritta «Milano è contro il razzismo».
Perché il documento sia posto subito sottoposto all’attenzione del consiglio comunale è necessaria la firma di tutti i capigruppo: firma però negata da Carlo Fidanza di An.
«È una proposta strumentale - ha affermato Fidanza - perché noi non riteniamo che esista né in Italia né a Milano un allarme razzismo e noi non ci accodiamo a chi vuole accreditare l’immagine di Milano come una città razzista».
«Ci chiediamo - è stata la dura replica di Majorino - se non si è d’accordo con un gesto tanto semplice e chiaro come è uno striscione, con quale credibilità si desideri contrastare quella cultura dell’odio che in Italia sembra fare ogni giorno un brutto passo in avanti».
«Non andiamo dietro alle cassandre che fanno propaganda su un presunto razzismo - ha replicato ancora Fidanza -. Quanto alla Consulta degli immigrati è un impegno elettorale del sindaco e la attendiamo al più presto».
Ma Majorino ha rilanciato, dicendo che all’amministrazione comunale di centrodestra semplicemente non interessa condividere la responsabilità dell’affermazione che Milano è contro il razzismo.
L’esponente del Pd ha sottolineato che il senso della proposta di esporre lo striscione con la scritta «Milano è contro il razzismo» fuori dal palazzo di piazza della Scala fosse l’espressione di una posizione condivisa di condanna sugli episodi di violenza che si sono registrati in queste ultime settimane.
«Nel centro destra - ha insistito Majorino- un simile gesto, tanto semplice e chiaro non viene ritenuto importante. La cosa ci preoccupa».