Lite Pannella-Di Pietro: «Ricattabile». «Invidioso»

E sulla radio di partito inchiesta sulla «doppia vita» del ministro

da Roma

«È ricattabile». «È invidioso». Il vecchio guerriero della politica e l’ex magistrato con l’ambizione di scardinare la politica. Marco Pannella e Antonio Di Pietro hanno iniziato a litigare. È nella natura di entrambi: quasi ritmici durante la scorsa legislatura i battibecchi tra l’ex pm e il nemico Mastella; non calcolabili le sfuriate di Pannella contro questo o quell’altro. Ma Pannella e Di Pietro stanno litigando per Veltroni: per un posto di privilegio accanto al navigatore «solitario» di queste elezioni.
E allora la baruffa si fa seria: l’offeso Marco chiama Walter il «dittatore romano». Nella sua invettiva l’Italia dei Valori dell’ex ministro diventa una «società». Di Pietro, da parte sua, non è uno che sta zitto, tanto più se attaccato: «Voglio troppo bene a Marco per risentirmi», sorride, ma poi spara: «Lo muove la gelosia».
Il leader radicale è stato lasciato per strada da Veltroni: non ci sono porte aperte per un’alleanza alle elezioni di aprile. Non si vedono fessure su cui fare leva. Di Pietro invece con il segretario del Pd qualche breccia pensa di averla trovata. E Veltroni lo sta ripagando con una generica non bocciatura, nonostante nel Pd non siano in pochi a mostrare perplessità. L’ex pm ieri ha parlato chiaro: «Noi alleati con il Pd possiamo battere Berlusconi...».
È Di Pietro «il preferito» del leader del Pd, sibila Pannella: Veltroni sceglie i dipietristi alla storia dei radicali, dice. E i radicali, da ieri, hanno iniziato a puntare i mitragliatori verso l’ex magistrato, oltre che a fermare il mirino sul «dittatore» Veltroni. La loro storia (e la cattiveria politica) contro i venti nuovi di questi tempi.
Antonio Di Pietro non è il volto pulito che vuole mostrare, è una «Italia dei Valori immobiliari», ha ripetuto ieri la voce del partito di Torre Argentina, Radio Radicale. Anche Emma Bonino non sembra per nulla intenzionata (non l’ha fatto mai), a scaricare Pannella: «Non escludo di candidarmi a premier», ha suggerito ieri in un’intervista a Repubblica. In fondo era stata lei a sorprendere e a catturare nel ’99 i voti impensati degli indecisi che ora potrebbero fiutare il vento dell’antipolitica e dell’appello etico dipietrista. Se confermasse le sue intenzioni, sarebbe per ora l’unica donna candidata.
Su Radio Radicale è stato mandato in onda un lungo servizio sulla doppia «vita» del partito di Di Pietro, con interviste a ex fuoriusciti, sospesi, delusi, scandalizzati. Come Franco Romano, ex coordinatore dell’Idv a Catanzaro, sospeso dall’onorevole Aurelio Misiti («eletto in maniera molto stalinista come segretario regionale del partito»).
Ma anche come Elio Veltri, fino al 2001 al fianco di Di Pietro. Alla radio ieri ha detto: «Le persone perbene se ne andavano e arrivavano persone poco raccomandabili. Col tempo il turn over è aumentato enormemente, perché non era un partito ma una gestione personale, quindi a seconda di come gli girava a Di Pietro, così faceva». Veltri racconta anche dell’immobiliare di Di Pietro «di cui era socio unico», di «una sorta di Italia dei Valori clandestina», costituita «in tre: con Di Pietro la Mura che è sempre stata la tesoriera e anche la signora, la moglie di Di Pietro». Questa struttura, ha aggiunto Veltri, «ha gestito il partito e anche il finanziamento pubblico». La società «era stata fatta in vista dell’arrivo del finanziamento pubblico».
Ecco invece l’attacco di Pannella: «Invito Antonio di Pietro a ritirarsi dall’impegno politico-elettorale, oggettivamente ricattabile com’è, preferito sia dalla “politica” di Veltrusconi e sia dall’antipolitica di Beppone Mavaff». Quindi l’ultimatum a Veltroni: «Do 24 ore perché cessi dal lasciare accreditare l’Italia dei Valori dipietristi come virtuale più desiderato suo alleato».
Di Pietro ha lo sguardo al bagaglio di consensi di Beppe Grillo e del suo blog, ma è Veltroni che aspetta: «Accolgo con un sorriso la sparata di Pannella - risponde -. Ma né io né l’Italia dei valori cadremo nel trabocchetto della polemica e del tentativo di delegittimazione di Pannella». Il suo deputato Pino Pisicchio lo sostiene: «Il vecchio capo dei radicali ha scagliato parole livide». E il vecchio capo ieri l’ha scritta a fuoco, nel countdown, la sua storia: «dittatore romano» Veltroni, siamo «il solo possibile partito dell’alternativa democratica». Anche lui aspetta, contro ogni previsione, una risposta.