La lite a sinistra sulla caccia costa 17mila euro

Le avevano chiesto di esser sobria. Lei s’è portata in aula il vocabolario dei sinonimi e ha citato: «Sobrio: moderato, austero, severo». E ha sparato la prima cartuccia: «Io sono tutte queste cose, perché son qui a difendere le mie idee e a contrastare una legge illegittima. Non credo che lo stesso si possa dire di voi». Sono le 2.40 del mattino quando Cristina Morelli lascia finalmente l’aula del consiglio regionale. Ha parlato 9 ore e 32, solo un sorso di acqua e zucchero nel mezzo, che «mi avevano messo l’ansia che se fossi andata in bagno non avrei più potuto riprendere a parlare, anche se forse non era vero». Dopo 16 ore di seduta è sfinita, la capogruppo dei Verdi, ma ha ancora la forza della rabbia per dire che «non mi sono mai arresa ma mi hanno battuta con trucchetti da bassa politica». Ce l’ha con il presidente del consiglio regionale, Mino Ronzitti, reo di aver accorpato, «con forzature al limite del regolamento» in un ordine del giorno onnicomprensivo i suoi 240 ordini del giorno e in un maxiemendamento i suoi 444 emendamenti, togliendole la possibilità di far durare giorni e giorni l’ostruzionismo. E ce l’ha con i Ds e con Gente della Liguria che «hanno fatto un vergognoso inciucio con l’opposizione».
Votano in 32: 27 a favore, 2 contrari, 3 astenuti. All’1.50 la caccia in deroga è legge: le doppiette potranno sparare agli storni fino al 31 gennaio 2006 e ai fringuelli non fino al 30 novembre ma fino al 31 dicembre 2005. Lo aveva chiesto il centrodestra e lo ha ottenuto. Perché per far passare la legge il centrosinistra, che pure conta una maggioranza di 26 a 14, ha avuto bisogno dei voti dell’opposizione. Dice Morelli che lei comunque non si arrende: «Stiamo valutando di rivolgerci alla magistratura, al consiglio dei ministri e alla comunità europea e prepareremo una proposta di legge di iniziativa popolare per abolire la caccia».
In aula accade di tutto. L’assessore Claudio Montaldo si appisola spesso, del resto è fra i pochi a non lasciare mai il suo banco. La Margherita si spacca e non si capisce se per sbaglio o per davvero: avevano deciso di astenersi ma l’unico a farlo è il capogruppo Claudio Gustavino, perché Rosario Monteleone il segretario del partito vota a favore, «è stato un errore, copiavo Gustavino e mi sembrava avesse schiacciato il tasto verde» giura. A favore vota anche Massimiliano Costa il vicepresidente della giunta, dice che le sorti dei fringuelli non lo interessano granché.
E poiché, lo dice il regolamento, dopo tre ore non c’è più l’obbligo di stare ad ascoltare chi tiene in scacco l’assemblea con l’ostruzionismo, in tanti hanno deciso di andare a cena e poi tornare: Monteleone arriva venti minuti prima della fine, Paladini due ore prima, Conti quasi all’ultimo pure lui, anche il presidente della Regione Burlando si palesa solo alle 21.40 dopo un’assenza durata tutto il giorno. Stoici invece gli assessori Montaldo, Pittaluga e Guccinelli, i Ds, Gente della Liguria, Idv, il centrodestra tutto, esclusi Biasotti e Broglia che se ne vanno all’ora di pranzo e nessuno li vede più. Presenti ma per obbligo il segretario e il direttore generale, il dirigente di assemblea, due funzionari, un istruttore amministrativo, un dirigente del settore commissioni, 5 commessi.
In tutto, la litigata notturna del centrosinistra sulla caccia è costata alla Regione 17.100 euro o su di lì. 6.360 se ne sono andati fra guardiani giurati, pulizie, bar della buvette, resocontazione e polizia municipale, come a ogni seduta. Almeno altri 10.740 euro sono serviti a pagare i 32 politici presenti. La seduta infatti valeva doppia, essendo proseguita dopo la mezzanotte. Il che significa che i consiglieri potranno aggiungerla a quelle necessarie per raggiungere le 15 che danno diritto al forfait. Se si considera che ogni seduta vale un minimo di 335,72 euro per ognuno il calcolo su 32 è presto fatto.