Lite fra stranieri Sudamericano accoltella un cittadino romeno

«Il problema più grave e preoccupante della criminalità, è il traffico di stupefacenti, in ogni suo aspetto. Milano può senza alcun dubbio essere considerata la capitale d'Italia - e per certi versi anche d’Europa - per il traffico di droga, sia dal punto di vista dello spaccio, effettuato da clandestini di ogni origine, sia in relazione alla gestione appannaggio delle grandi organizzazioni internazionali. Quasi tutti gli accordi sugli stupefacenti d'Europa vengono, infatti, conclusi proprio a Milano».
Ad esprimere un’analisi tanto inquietante è Francesco Messina, dirigente della Squadra Mobile della nostra città, una persona di ragguardevole esperienza professionale, avendo lavorato, tra l'altro, alla D.I.A (Direzione Investigativa Antimafia), a Palermo ed a Reggio Calabria. «Quando parlo di una forte presenza di criminalità organizzata, mi riferisco principalmente alla ’ndrangheta calabrese, la quale non si occupa dello spaccio, ma importa tonnellate di droga con ricavi colossali. Lo spaccio lo può effettuare chiunque, anche uno studente bisognoso di soldi, e in qualsiasi zona, a differenza di Palermo, dove vige una spartizione territoriale fra i clan mafiosi, così come a Milano non esiste “pizzo”, non un'estorsione: io pago e tu mafioso mi offri protezione. Il cancro da debellare è quello degli stupefacenti».
Dottor Messina le sue affermazioni confermano allora che la richiesta di droga è elevata...
«Altissima da parte di persone di qualsiasi età e ceto. Lo stesso avviene per la prostituzione, presente in misura consistente in alcune zone cittadine. I clienti sono numerosi e italiani. L’offerta, si sa, è conseguente alla domanda. La relazione con una prostituta viene cercata perché non è impegnativa, non comporta alcun coinvolgimento sentimentale, oltre ad essere sbrigativa. Il problema serio è che stiamo assistendo ad una diminuzione degli sfruttatori. Le prostitute straniere si stanno mettendo a lavorare in proprio. Ciò significa che le donne non denunciano di essere sfruttate e quindi ci troviamo in una situazione paralizzante per debellarla».
I reati legati alla sessualità sono in aumento?
«Gran parte di questo tipo di reati è sommerso. Il maggior numero avviene tra le mura domestiche, tra marito e moglie, o con i figli. Gli stupri consumati per strada sono infinitamente minori rispetto a quelli che si verificano nelle famiglie. Solitamente quindi non viene presentata la denuncia, ma ora le cose stanno cambiando, non soltanto per merito nostro, ma per una maggiore informazione e sensibilizzazione da parte di organizzazioni sociali».
Si può affermare, come spesso leggiamo, che a Milano esistono zone paragonabili per pericolosità ad una sorta di Bronx?
«Conosco Milano - alla quale sono molto legato - da oltre vent’anni e ne ho seguito l’evoluzione. Esiste certo una percentuale di criminalità diffusa, ma nella realtà economica e sociale avanzata della città, in cui avviene un continuo passaggio di persone da ogni parte del mondo, è una conseguenza inevitabile vorrei dire fisiologica. La presenza di numerosi romeni ha certo elevato le statistiche dei reati. I loro campi d’azione sono i furti negli appartamenti, la clonazione delle carte di credito e i borseggi. Non è però pensabile che esistano quartieri con situazioni di criticità. Via Padova, Viale Monza, sono zone critiche per lo spaccio».
La Squadra Mobile di Milano - fin dagli anni Sessanta - ha una tradizione di efficienza operativa innegabile, a cominciare dal glorioso numero 777 di pronto intervento ricordato persino nelle canzoni della mala di Ornella Vanoni. Ora la sua struttura è cambiata...
«Disponiamo di otto sezioni operative, oltre ad una con compiti logistici e di un centinaio di uomini. Le sezioni si occupano di criminalità organizzata (la vecchia Criminalpol), di criminalità straniera, dei reati contro le persone (ex squadra omicidi), dei reati sessuali o in pregiudizio di minori, dei reati contro il patrimonio commessi con violenza (l'ex-squadra antirapina), dei reati contro la pubblica amministrazione, della lotta contro gli stupefacenti (ex-squadra narcotici) e infine l'ottava sezione, il nostro fiore all'occhiello, di recente formazione, contrasta la microcriminalità, come borseggi, furti, spaccio. Abbiamo poi la sezione segreteria che tratta tutti i problemi logistici, personale, veicoli ecc. La squadra mobile oggi è però una struttura esclusivamente investigava, con compiti d'intervento successivi alla consumazione del delitto. L’attività preventiva delle volanti del 113 dipende dall'Ufficio Prevenzione Generale che impiega circa 30 pattuglie con turni di sei ore. Noi effettuiamo pattugliamenti con auto civetta e uomini in borghese, ma con altre finalità».