Lite sui tagli, accordo sulle tasse Visco: si paga di più da 40mila euro

Battaglia su Irpef e ceti medi, tutti contro il ministro Padoa-Schioppa. La Cdl: questa è macelleria sociale

da Roma

Un Consiglio dei ministri «tranquillo», assicura il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa. Ma sono le 22,30, il governo ha appena varato il disegno di legge delega della Finanziaria 2006 al termine di una riunione durata dieci ore, compresa una pausa di riflessione per rifare i conti. A Palazzo Chigi si è consumata una guerra all’ultimo sangue sulle imposte, con i ministri dei partiti moderati (Margherita, Italia dei Valori e Rosa nel pugno) contrari all’inasprimento sulla classe media voluto da Vincenzo Visco, che poi è passato. C’è stato lo scontro sui fondi per la scuola e non è stato del tutto risolto il nodo delle risorse per il pubblico impiego, per citare alcuni dei punti critici. Ma la parola d’ordine è ridimensionare. E dare un’interpretazione univoca alla manovra da 33,4 miliardi di euro varata dal centrosinistra. La parola più adatta è «redistribuzione». La pronunciano un po’ tutti e la spiega il premier Romano Prodi. «In questi anni il Paese si è squilibrato. La differenza tra ricchi e poveri è aumentata e stiamo diventati il Paese più ingiusto tra le nazioni europee». Colpa del precedente governo, che ha anche lasciato i conti in disordine, sostiene. «Nostro dovere - spiega quindi Prodi - è diminuire questa distanza». Un modo per spiegare il giro di vite fiscale progettato dal viceministro Vincenzo Visco. Ed è lo stesso esponente Ds, dopo aver spiegato che l’aggravio fiscale «molto lento, comincia presso i 40mila euro», a calcare la mano contro quelli che hanno messo in discussione la nuova curva delle imposte. «Sono sconcertato dalle polemiche ad arte su materie che non si conoscono. In questo Paese sta venendo meno il senso della responsabilità e della collettività». Ceti medi colpiti? «Malafede». Un messaggio contro le opposizioni, ma anche contro tutti quelli che nella maggioranza hannno cercato di correggere il suo piano. Che invece piace a Padoa-Schioppa perché «toglie le mani dei cittadini dalle mani dello Stato». L’altra priorità è dimostrare che il tutto è stato fatto con il consenso delle parti sociali. Secondo Prodi «abbiamo ascoltato il Paese e ci siamo fatti ascoltare». Anche il fatto di avere sottratto alle imprese una parte delle quote di Tfr non viene considerato traumatico visto che, ha spiegato il ministro dell’Economia, viene compensato dal taglio del cuneo fiscale.
Tutti argomenti che hanno animato la non stop di ieri. Sul capitolo fiscale ha pesato l’ultimatum di Mastella: «Sia chiaro che senza le modifiche che ho chiesto, il senatore Mastella non vota», ha avvertito il Guardasigilli. E D’Alema, sarcastico: «Se il senatore Mastella vota contro, il ministro Mastella perde il posto». «Già, ma lo perdi pure tu», ribatte lui. Battibecco a parte, i due si son trovati d’accordo su un punto, sollevato in Consiglio anche dal vicepremier Rutelli: la partita della Finanziaria è stata giocata malissimo in termini di immagine. «Il messaggio che passa è quello dei manifesti di Rifondazione: il governo di centrosinistra vi farà piangere... Bel messaggio!». Amato annuisce. Il giro di tavolo dei ministri è un lungo cahier de doléances. Antonio Di Pietro esce dalla riunione del Cipe, che precede il Consiglio, sbattendo le carte sul tavolo: «Avevo chiesto di allegare il mio memorandum al capitolo dei Lavori Pubblici. Perché non c’è?», grida. Il titolare della Pubblica istruzione Giuseppe Fioroni alza la voce: «Mi avete tagliato un miliardo, così è inaccettabile». Lo scontro ora si sposta alle Camere. A partire da quello sull’inasprimento per i redditi da 40mila euro. «È un problema che solleveremo, anche in Parlamento», assicura Tiziano Treu dei Dl. Già, il Parlamento: ora tutti aspettano al varco la manovra in aula. «Ci saranno correzioni importanti», promette il capogruppo della Rosa nel pugno Villetti.
La Casa delle libertà, intanto, parla di «macelleria sociale» e promette battaglia. Secondo il coordinatore di Fi, Sandro Bondi, «il Paese si prepara a dilapidare ciò che di buono era stato fatto dal vecchio governo. Non saremo noi a decidere di scendere in piazza - conclude - ma saranno i cittadini a chiedercelo». Per il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, questa Finanziaria «è un inganno che colpisce il ceto medio, ossia quasi tutte le famiglie italiane». Per Maurizio Gasparri (An) «è una manovra pessima e il centrosinistra è riuscito a scontentare tutti: gli industriali, il ceto medio e gli enti locali che rimpiangeranno il vecchio governo».