"Liti, balordi e auto in doppia fila: le bische sono l’inferno sotto casa"

I milanesi contro il videopoker:
"La sera c’è da aver paura...". "Chiamare
la polizia?
Ormai
non viene più&quot;<br />

Milano è cambiata. In peggio, naturalmente. Parola di Foad, custode egiziano della sala giochi di via Val di Bogna, periferia sud-est della città, che da poco ospita una saletta di slot machine. «Io sono qui da 30 anni, ma ora è uno schifo. C’è tanta brutta gente in giro. Stranieri, soprattutto. Per questo ho votato Lega Nord. E poi guarda qui...». Foad indica le macchinette alla sua sinistra, dove un ragazzo dell’est continua a inserire monete. Senza cavarne nulla. «Queste sono la rovina. Ormai ci giocano tutti. E gli italiani sono i più accaniti». Beh, Foad, qualcuno vincerà pure, no? «Ma che! Puoi vincere una volta, ma se giochi spesso vai in perdita di sicuro. Te lo dico io che ne vedo di mille colori». Brutta gente in giro, ma bruttissima gente nel bingo di via Val di Bogna. Lo ammette Foad e lo ribadisce con maggior vigore Adriano Assorbi, amministratore dello stabile affianco. «La sera è un inferno. Macchine in doppia fila, extracomunitari che ti rispondono male quando chiedi di spostare le auto per entrare nel box di casa. E poi urla, litigi in piena notte. Da quando hanno messo le slot machine, poi, la situazione è nettamente peggiorata». Perché non rivolgersi alle forze dell’ordine? «Lo abbiamo fatto - risponde l’amministratore -, ma qui non viene nessuno. Addirittura non vengono più per il lavaggio della strada. Le auto parcheggiate ostruiscono la via e allora non puliscono nemmeno più». Cronache ordinarie di una via condizionata dalla presenza di una sala giochi. Da non credere? Cambiamo zona. Via Farini, sala giochi «Rocky games», a gestione straniera. All’interno soprattutto ragazzini cinesi e sudamericani. E sedici videopoker accanto ai tradizionali videogame. A una trentina di metri la basilica e il convento francescano di Sant’Antonio, che ospita anche una pensione per universitari. Poco più in là il poliambulatorio del Niguarda. Dall’altro lato della strada il centro ricreativo «Qiqajon», frequentato in estate da circa 50 bambini delle scuole elementari e medie. «Di certo non è proprio il massimo avere un locale del genere proprio di fronte», dice Gianluca, uno dei responsabili del centro. «Anche perché lì si vedono cose strane. È un punto di ritrovo per i cinesi della zona, ma non solo. Vanno e vengono ragazzini di 15 anni chiaramente ubriachi e drogati. So che a pensar male si fa peccato, ma chissà quali altri giri ci sono sotto...». Spostandosi poche centinaia di metri più in là, si arriva in via Montello 7, sede della sala giochi «888». Una delle tante a gestione cinese, così come la maggior parte delle 60 che presto potrebbero aprire a Milano. Anche qui se ne vedono delle belle. A cominciare dal giovanissimo cinese con maglietta a righe bianca e blu che porge tre banconote da 500 euro a un connazionale un po’ più vecchiotto di lui. Manco fossero monetine. Debiti di gioco, pizzo? Chi lo sa. Di certo c’è che anche qui i videopoker non sono ben accetti dal quartiere. «Non auguro a nessuno di avere un’attività del genere sotto casa - dice Giuseppe, un anziano signore coi baffi -. Le sale giochi portano solo brutta gente e casino». Un altro residente, il signor De Bernardi, è un po’ meno drastico: «Più che per la gente che ci va, la sala giochi è fastidiosa per il traffico che porta. Parcheggiare è diventato un problema». L’ultimo giro lo facciamo in via Giambellino 110, periferia opposta della città. Anche qui la causa delle proteste dei condomini è una sala giochi cinese, aperta da soli tre mesi. «Il quartiere è già degradato, mancava solo questo locale a peggiorarlo con gente ubriaca che grida e va fuori di matto», commenta un ragazzo tatuato di nome Diego. E il portiere del palazzo al civico 108 rincara la dose. «Non so se lì vendono alcolici. Ma so che qua sotto è pieno di ubriaconi».